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INTRODUZIONE ·
L’approccio
RANSE ·
Forma di
Reynolds dell’Equazione di Continuità ·
Forma
di Reynolds dell’Equazione di Navier-Stokes ·
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Nel presente articolo si
introducono i concetti di base della modellazione della turbolenza
INTRODUZIONE Il
moto turbolento dei fluidi segue leggi casuali che possono essere inquadrate
nel campo delle leggi statistiche. Un’ottima definizione di turbolenza è data
da Z.U.A. Warsi: “La
forma prevalente del moto dei fluidi in natura è di tipo irregolare e
caotico. Se il flusso, oltre ad essere caotico ed irregolare, ha una natura
diffusiva e dissipativa, allora il flusso è detto turbolento” Le
equazioni di Navier-Stokes in forma non stazionaria possono descrivere il
moto di un fluido in maniera adeguatamente precisa, ma –purtroppo- la loro
soluzione diretta è di fatto impossibile stanti le attuali limitazioni di
potenza di calcolo dei computer: essa richiederebbe delle discretizzazioni di
domini di calcolo talmente dense da non risultare praticamente proponibili,
fatti salvi alcuni casi elementari. La strategia risolutiva diretta è nota comunemente
con l’acronimo DNS, dall’inglese Direct Numerical Simulation. La
casualità del moto del fluido dovuto alla turbolenza è determinata dalla
casualità con cui avvengono gli urti fra le molecole che compongono il fluido
stesso. Esistono, quindi, dei fenomeni microscopici e macroscopici legati ai
meccanismi di turbolenza la cui interazione è spiegabile solo attraverso
un’analisi particolarmente spinta del fenomeno. Da un punto di vista pratico,
però, la scala microscopica non è interessante, né tanto meno lo è, ancorché
fattibile, l’approccio DNS; sono state di conseguenza elaborate delle teorie
che descrivono con sufficiente approssimazione il fenomeno della turbolenza e
sono implementabili in opportuni algoritmi di calcolo. L’approccio
LES (dall’inglese: Large Eddy Simulation) è uno dei metodi correntemente
impiegati per lo studio della turbolenza. In esso vengono valutate
direttamente le grandezze macroscopiche della turbolenza e vengono modellati
solo gli effetti dei vortici più piccoli. E’ stato calcolato che l’approccio
LES, da un punto di vista computazionale, è circa dieci volte meno intensivo
rispetto alla formulazione DNS. L’approccio
RANSE (Reynolds Averaged Navier Stokes Equations), talvolta indicato anche
come RANS, analizza le equazioni di Navier Stokes in cui si siano mediati i
termini fluttuanti della turbolenza L’approccio RANSE
La
modellazione RANSE trae origine dalle equazioni di Navier-Stokes in cui si
sostituiscono le quantità medie delle variabili e si effettua una media temporale
dell’equazione così ottenuta. Data una certa quantità Q, la definizione di
quantità mediata nel tempo è:
Applicando
la (1) a grandezze di interesse fluidodinamico, si richiede che l’intervallo
di tempo Dt sia sufficientemente grande rispetto alle fluttuazioni delle
variabili di flusso cui la (1) viene applicata, considerando a tale scopo le
fluttuazioni aventi frequenza minima. In virtù della (1) è possibile
descrivere una quantità fisica Q come:
in
cui il termine apostrofato rappresenta la componente fluttuante della
quantità considerata rispetto al suo valor medio (Figura 1).
Figura 1 Considerati
i vettori velocità u, v, w, la pressione p, l’entalpia h, la temperatura T,
l’entalpia totale H, è possibile scrivere:
con
ovvio significato dei simboli. Per definizione, la media temporale di una
quantità fluttuante è nulla, per cui:
Si
riportano di seguito altre proprietà delle grandezze mediate. Date due
funzioni f ed g, risulta:
Per
lo studio dei flussi comprimibili risulta conveniente adottare le quantità
normate rispetto alla massa secondo la definizione:
In
base alla (6), le grandezze (3) assumono forma:
E’
possibile ridefinire le (3) per flussi comprimibili come:
Forma di Reynolds dell’Equazione
di Continuità
Per
ottenere la forma di Reynolds dell’equazione di continuità è sufficiente
sostituire, in funzione della comprimibilità del fluido, le (3) o le (8)
all’interno dell’equazione stessa. L’equazione di continuità, se v ha
componenti (u,v,w), ha espressione:
sostituendovi
le (3), ricordando le (4), (5) ed effettuando la media temporale, la (9)
conduce all’equazione mediata di Reynolds. La derivata temporale della densità
è immediata:
per
quanto concerne le derivate spaziali si ha:
Dalle
(5) discende:
Considerate
la (9), la (10) e la (12) si perviene alla forma di Reynolds per l’equazione
di continuità, avente espressione:
Forma di Reynolds dell’Equazione
di Navier-Stokes
La
forma di Reynolds dell’equazione di Navier-Stokes (d’ora in poi NS) si
ottiene in maniera analoga a quella dell’equazione di continuità.
L’espressione dell’equazione di NS in forma canonica tensoriale in cui si
siano trascurate le forze di volume è:
Dato
che:
sostituendo
le (15) nelle (14) si ottiene:
ossia:
Adesso
è possibile mediare la (17), ottenendo:
Ricordando
le (4) e le (5), la (18) si riduce a:
Riordinando
la (19) si approda alla forma canonica dell’equazione di NS mediata
la
quale, ricordando la definizione di derivata Stokesiana, può essere riscritta
come:
In
essa il primo termine rappresenta l’accelerazione media del fluido, il
secondo è composto da tre parti: gradiente medio di pressione, sforzi viscosi
dovuti al moto medio del fluido aventi natura simile a quelli laminari,
sforzi apparenti dovuti al trasporto di quantità i moto causato dalle
fluttuazioni turbolente. Gli sforzi viscosi causati dal terzo termine sono
raggruppati all’interno di un tensore, detto tensore degli sforzi di
Reynolds, avente espressione:
Le equazioni RANSE necessitano di opportuni modelli di turbolenza per poter essere risolvibili. Tali modelli possono essere di vario ordine in funzione del numero di variabili in essi coinvolto, e sono ancora oggetto di studi e ricerche in tutto il mondo in quanto il modello definitivo, adatto a descrivere qualunque configurazione geometrica e valido per ogni numero di Reynolds, deve essere ancora determinato. |
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