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Fluidodinamica della Turbolenza ·
· INTRODUZIONE ALLE TECNICHE NUMERICHE
LES E RANS ·
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INTRODUZIONE ·
RANS (Reynolds Averaged Navier-Stokes Equations) ·
LES (Large Eddy
Simulation) ·
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INTRODUZIONE Tutti
i giorni siamo circondati da fluidi in condizioni dinamiche. L’atto di moto
dei fluidi che ci circondano è caratterizzato da un complesso stato dinamico
a cui si dà il nome di turbolenza. La simulazione di flussi in regime di moto
turbolento riveste un particolare interesse dal punto vista industriale, ad
esempio, ed è per questo motivo che negli ultimi decenni molti ricercatori e
centri di ricerca si stanno concentrando su questo problema. Nel
seguito di questa breve trattazione viene data una spiegazione delle
strategie che vengono adottate nelle principali tecniche di simulazione
numerica dei flussi turbolenti: RANS (Reynolds Averaged Navier-Stokes
Equations) e LES (Large Eddy Simulation). RANS (Reynolds Averaged Navier-Stokes Equations) Nelle
applicazioni pratiche, in generale, la sola conoscenza delle grandezze medie
può essere sufficiente alla soluzione del problema relativo ad un flusso
turbolento; l’idea di base della tecnica RANS è quella di derivare equazioni
per le sole grandezze medie (mediate nel tempo) a partire dalle equazioni di
Navier-Stokes, al fine di potere ridurre l’enorme carico computazionale
richiesto dalla DNS. Il moto medio, inoltre, può essere sia bidimensionale che
stazionario, contrariamente alla DNS che richiede sempre equazioni 3D ed in
stazionarie (questo può essere particolarmente vantaggioso nella simulazione
di determinate condizioni fluidodinamiche). L’equazioni
per il moto medio che si ottengono sono esteticamente simili a quelle di
Navier-Stokes fatta eccezione per la divergenza del tensore degli sforzi di
Reynolds. Gli
sforzi turbolenti di Reynolds sono del tutto fittizi rispetto alla realtà
fisica e quantificano il trasferimento di energia cinetica dal moto medio
alle strutture turbolente. La
differenza fra le equazioni di Navier-Stokes e le RANS non è purtroppo solo
estetica in quanto mentre le equazioni di Navier-Stokes costituiscono un
problema differenziale chiuso, le RANS non lo sono affatto perché il tensore
di Reynolds aggiunge altre 6 L’ostacolo
principale alla genesi di appropriati Modelli di Turbolenza è quello di
coprire l’intervallo più ampio possibile dello spettro turbolento; in quanto
le piccole scale sono isotrope ed universali, infatti, presentano le stesse
proprietà indipendentemente dalla I
principali modelli di turbolenza introducono, inoltre, la viscosità
cinematica turbolenta, che contrariamente a quella tradizionale, ha la
peculiarità di variare sempre da punto a punto del fluido e di essere sempre
instazionaria. L’introduzione
della viscosità cinematica turbolenta comporta il notevole vantaggio di
spostare l’incognita da un tensore ad uno scalare, però introduce
l’allineamento degli autovettori della parte deviatorica del tensore degli
sforzi di Reynolds e della parte simmetrica del tensore gradiente della
velocità; la proprietà di allineamento degli autovettori dei tensori prima
citati non è in alcun modo giustificabile teoricamente e, inoltre,
sperimentalmente si è visto che tali autovettori sono per la maggior parte
dei casi quasi sempre disallineati. Il disallineamento di cui si è appena
accennato produce una differenza fra la soluzione calcolata e misurata e
alcune volte è fonte di errori molto grossolani che è il secondo macro
difetto delle RANS. I
Modelli di Turbolenza basati sulla viscosità cinematica turbolenta sono detti
modelli dissipativi e la loro adozione è fisicamente giustificata vista
l’intrinseca natura dissipativi della Turbolenza. Le
simulazioni RANS sono molto efficienti, infatti, basti pensare che Alignhi
(l’imbarcazione che ha vinto l’ultima America’s Cup) è stata studiata
fluidodinamicamente ed aerodinamicamente dal gruppo del Prof. Quarteroni del
Politecnico di Milano facendo uso delle RANS con chiusura k-epsilon (che è il
modello di turbolenza più diffuso e fu sviluppato nel 1972 da Launder e
Spalding del gruppo dell’Imperial College di Londra). LES (Large
Eddy Simulation) La
Large Eddy Simulation, invece, si differenzia dalla tecnica RANS in quanto il
campo di velocità viene mediato nello spazio anziché nel tempo e, inoltre,
vengono direttamente simulate le strutture turbolente appartenenti al range
inerziale dello spettro turbolento tali strutture vengono risolte utilizzando
una griglia adeguatamente fitta, mentre le scale del moto, più piccole della
griglia, (Scale di Sottogriglia) vengono parametrizzate con un modello
apposito. La
scelta di simulare direttamente le strutture turbolente appartenenti al range
inerziale si fonda sulla caratteristiche stesse delle strutture turbolente,
difatti, le strutture turbolente di grande scala hanno un comportamento
dinamico che dipende molto dal tipo di corrente e dalla direzione di
osservazione; invece, le piccole scale turbolente sono isotrope ed universali
perciò la dinamica delle strutture turbolente più piccole ha un carattere a
sua volta universale. L’approccio LES, quindi, permette l’applicazione di un
Modello di Turbolenza utilizzabile in via del tutto indipendente dal tipo di
flusso in esame. Bisogna però precisare che nelle RANS il termine che
contiene la derivata temporale è presente solo nel caso di moto medio
instazionario nella LES, invece, il termine relativo alla derivata nel tempo
è sempre presente (anche se il moto medio è stazionario) in quanto le
strutture turbolente grandi ed intermedie vanno direttamente risolte ed
essendo queste sempre in stazionarie e pertanto le equazioni della LES
richiedono sempre la presenza del termine relativo alla derivata nel tempo.
Per lo stesso motivo anche se la corrente media è 2D le equazioni della LES
vanno risolte sempre in 3D perché le strutture turbolente, oltre
all’instazionarietà, sono sempre caratterizzate da tridimensionalità. L’approccio
LES è del tutto simile alla tecnica RANS ma la differenza sostanziale fra le
due tecniche di simulazione numerica dei flussi turbolenti risiede nel fatto
che nella LES il “taglio” fra ciò che viene simulato e ciò che viene
modellato non dipende solo dalla geometria del problema ma ha un legame anche
con la posizione del range inerziale. Le
equazioni della LES, al pari delle RANS, come ampiamente descritto,
presentano il problema della chiusura; la chiusura nella LES si raggiunge con
Modelli di Turbolenza di Sottogriglia i quali devono riprodurre gli effetti
delle scale non risolte su quelle che vengono risolte direttamente. I Modelli
di Sottogriglia, comunque, hanno un’influenza modesta sulla soluzione del
problema, contrariamente a quanto accade per i Modelli di Turbolenza per le
RANS, e, inoltre, tale importanza decresce quanto più la LES si avvicina al
limite di risoluzione della DNS. Il
Modello di Smagorinsky è un modello dissipativo per la Turbolenza di
Sottogriglia e si basa sulla possibilità di legare la parte deviatorica del
tensore degli sforzi di sottogriglia attraverso la viscosità cinematica
turbolenta al tensore della velocità di deformazione (parte simmetrica del
tensore gradiente della velocità). Il
maggior limite del Modello di Smagorinsky è che deve essere fissato a priori
un coefficiente detto coefficiente di Smagorinsky e non sempre si riescono a
rappresentare nel modo migliore i fenomeni locali ed in stazionari della
corrente. I
Modelli Dinamici, invece, (detti di Germano-Lilly) hanno la peculiarità di
non fissare a priori il coefficiente di Smagorinsky il quale è determinato
dinamicamente in funzione del campo di velocità risolto, superando in tal
modo il limite del modello di Smagorinsky. La LES è, a tutt’oggi, sotto
intensa attività scientifica anche se si va praticamente per
l’implementazione dei modelli di sottogriglia sui principali codici di
calcolo commerciali. |
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