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LA TENSIONE SUPERFICIALE NELLE
EQUAZIONI DI NAVIER-STOKES ·
IL METODO VOF/PLIC ·
FORMULAZIONE AD UN FLUIDO · SOLUZIONE NUMERICA DELLE EQUAZIONI NELL’APPROSSIMAZIONE DI BOUSSINESQ
PER FLUSSI BIFASE ·
RISULTATI
NUMERICI: INSTABILITà DI
RAYLEIGH-TAYLOR ·
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SOMMARIO
Nello studio dei flussi bifase è di cruciale importanza la descrizione
e la dinamica dell’evoluzione dell’interfaccia materiale di separazione. La
presenza di tale elemento comporta: l’aggiunta di un termine nell’equazione
della quantità di moto che tiene in conto l’azione della tensione
superficiale e l’introduzione di nuove equazioni e tecniche numeriche per il
tracking dell’interfaccia. Nel seguito verranno descritte le modifiche che saranno apportate al
sistema di equazioni già presentato in Termofluidodinamica Computazionale, Ing.
V. Marra al fine di soddisfare le esigenze sopra citate. Inoltre sarà fornita
una breve introduzione ad uno dei metodi maggiormente affermati e sviluppati
dai ricercatori operanti nel campo della fluidodinamica bifase: il Metodo
VOF/PLIC. Si veda l’articolo Metodo VOF/PLIC per Flussi Bifase, Ing.
V. Marra. LA TENSIONE SUPERFICIALE NELLE EQUAZIONI DI
NAVIER-STOKES
Consideriamo
due fluidi immiscibili a contatto e in quiete e prendiamo un punto
sull'interfaccia di separazione. Tracciamo il piano tangente per questo punto
e due piani perpendicolari tra di loro e anche al piano tangente. Questi due
piani intersecano l'interfaccia lungo due linee, siano R1 e R2
il loro raggio di curvatura nel punto in questione (per convenzione
attribuiamo il segno positivo se il raggio di curvatura è diretto verso il
fluido di riferimento 1). Si può dimostrare (Teorema Egregium di Gauss) che
la somma 1/R1+1/R2 è un invariante rispetto alla scelta
dei due piani ortogonali. In particolare, quando uno dei due raggi di
curvatura è massimo l'altro sarà minimo: tali valori vengono detti raggi
principali di curvatura. L'equilibrio soddisfa l'equazione di Laplace:
dove
s è la tensione superficiale che dipende
dalla natura dei fluidi e dallo stato termodinamico del sistema
(temperatura). In condizioni dinamiche con tensione superficiale costante
esiste una forza normale all'interfaccia data dall'espressione:
dove
k=(1/R1+1/R2)/2 è la
curvatura media, n è il versore normale alla superficie e:
è
la funzione delta di Kronecker. Si può dimostrare che il termine singolare (2)
può essere scritto come la divergenza di un tensore G detto tensore capillare:
dove
G=-s(I-nÄn)dS
e ha la proprietà di essere tangente all'interfaccia in ogni suo punto. L'equazione
di Navier-Stokes con il contributo della tensione superficiale diventa (cfr.
equazione (2) in Metodi Numerici per le Equazioni di Navier-Stokes,
Ing. V. Marra):
IL METODO VOF/PLIC
Il
metodo descritto, in una sua versione semplificata, per il tracking
dell’interfaccia di separazione è il VOF/PLIC
(Volume Of Fluid/Piecewise Linear Interface Calculation). Nel caso di due
fluidi immiscibili, la loro posizione è specificata per mezzo della funzione
frazione di volume C che assume i seguenti valori:
Numericamente
la funzione C rappresenta la frazione volumetrica di ogni singola cella del
grigliato che è occupata dal fluido di riferimento (Figura 1a). In questo
metodo, assegnata la frazione di volume C della fase di riferimento e una
stima del vettore n normale all’interfaccia
in ogni cella computazionale (Figura 1b), la generica curva rappresentante
l’interfaccia di separazione è ricostruita all’interno della cella mediante
un segmento di retta orientato secondo n
che la taglia in due parti, le cui rispettive frazioni di volume
corrispondono per il fluido di riferimento a C e per quello complementare a
1-C.
Figura 1a
Figura 1b Il
vettore normale n viene legato a C
nel seguente modo:
In
assenza di cambiamenti di fase C segue semplicemente il moto del fluido (i.e.
si comporta come uno scalare passivo) e quindi soddisfa la seguente equazione
di avvezione:
dove
si anche può pensare alla (8) anche come all’equazione di conservazione della
fase di riferimento 1. Nel caso in cui le variazioni di C siano “brusche” la
(8) va intesa in senso “debole”. I
vari coefficienti coinvolti nel sistema di equazioni da risolvere per
descrivere il moto del fluido sono assegnati alle singole fasi e quindi
possono essere espressi in funzione di C. Considerando ad esempio la densità
si può scrivere:
dove
r1
e r2
sono, rispettivamente, la densità della fase 1 e della fase 2. FORMULAZIONE AD UN FLUIDO
La
soluzione delle equazioni della termofluidodinamica nell’approssimazione di Boussinesq
per un sistema bifase si ottiene risolvendo per ciascuna fase il seguente
sistema equazioni (cfr. per la loro derivazione e descrizione l’articolo Termofluidodinamica Computazionale, Ing.
V. Marra):
corredato
delle opportune condizioni al contorno e iniziali. Inoltre le due soluzioni
ottenute per ciascuna fase devono soddisfare delle opportune condizioni di
“saldatura” in corrispondenza dell’interfaccia di separazione materiale. Ciò
comporta l’imposizione di ulteriori vincoli da soddisfare che complicano
ulteriormente il modello sia dal punto di vista teorico che computazionale. L’utilizzo
del metodo VOF/PLIC che comporta una nuova definizione delle diverse
grandezze materiali presenti in (13) e (14), secondo lo schema presentato in
(11), e la soluzione delle equazioni aggiuntive (9) e (10), rispettivamente,
per n e C consente la soluzione
del seguente unico set di equazioni:
dove,
si può dimostrare, le condizioni di “saldatura” sopra menzionate sono implicitamente
soddisfatte. In tale formulazione ad un fluido il campo di velocità u¢ è condiviso dalle fasi: laddove il valore
di C è pari a 1 oppure a 0 si riduce al classico sistema di equazioni della
termofluidodinamica, rispettivamente, per la fase di riferimento e quella
complementare. Per valori 0<C<1 (i.e. nelle celle tagliate
dall’interfaccia) vengono calcolati: un valore opportunamente mediato (sulla
cella computazionale) delle proprietà materiali e il contributo dell’azione
della tensione superficiale nel bilancio della quantità di moto. Tali valori
contribuiscono alla determinazione del campo di velocità in presenza
dell’interfaccia. SOLUZIONE NUMERICA DELLE EQUAZIONI DELLA
TERMOFLUIDODINAMICA NELL’APPROSSIMAZIONE DI BOUSSINESQ PER FLUSSI BIFASE Lo
schema numerico di soluzione relativo alle equazioni (10), (11¢),
(12¢), (13), (7) e (8), si esplica nei seguenti
quattro passi: 1. inizializzazione dei campi u¢, p, C e T; calcolo della (13) e della (7). 2. soluzione della (10) e della (11¢), considerando il campo di temperatura non
come incognito ma come assegnato, secondo il metodo descritto in Metodi Numerici per le Equazioni di Navier-Stokes,
Ing. V. Marra. Il campo vettoriale u¢ è aggiornato. 3. soluzione della (12¢) secondo uno schema numerico, anch’esso
alle differenze finite, nel quale il campo di velocità è considerato non come
incognito ma come assegnato dal passo di soluzione precedente (cfr. Termofluidodinamica Computazionale, Ing.
V. Marra). Il campo scalare T è aggiornato. 4. soluzione della (8) con u¢ considerato non come incognito ma come
assegnato dal passo 2. Il campo scalare C è aggiornato. 5. i passi 2., 3. e 4. sono ripetuti fino al
soddisfacimento di un assegnato criterio di convergenza. Le
variabili incognite temperatura e frazione di volume sono, in questa
approssimazione, scalari passivi trasportati dal fluido in movimento (i.e.
non esercitano direttamente sulle equazioni di conservazione della massa e
della quantità di moto alcuna influenza, la loro evoluzione dinamica è quindi
completamente determinata da esse). Al fine di catturare questa peculiarità è
indicato anche in questo caso l’uso di una tecnica upwind per il trattamento
dei termini convettivi (ad eccezione che per la (8), oggetto di tecniche
speciali). In questo schema di soluzione numerica, nel quale per la cattura
della dinamica del campo di velocità è già utilizzato il metodo di Godunov, è
sufficiente che la tecnica upwind utilizzata per la soluzione dell’equazione
(12¢) sia un metodo upwind del primo ordine.
Ciò consente una determinazione accurata del campo di temperatura evitando
l’ulteriore complicazione dell’algoritmo di soluzione e un’aumento dello
sforzo computazionale richiesto. La
pressione, la frazione volumetrica e le componenti della velocità sono
discretizzate su una griglia cartesiana uniforme (Dx=Dy=h), la distribuzione delle variabili
sulle celle è di tipo MAC con le componenti della velocità definite sui bordi
delle celle (Figura 2). I volumi di controllo Wu
e Wv
delle componenti della velocità sono mostrati in Figura 2 e sono utilizzati
per la risoluzione del sistema di equazioni della termofluiodinamica
nell’approssimazione di Boussinesq. Anche se non rappresentata, la discretizzazione
e la distribuzione della variabile temperatura T è identica a quella adottata
per la pressione e la frazione volumetrica.
Figura 2 RISULTATI NUMERICI: INSTABILITà DI RAYLEIGH-TAYLOR In
natura si presentano diverse situazioni fisiche legate alla stabilità
dell'interfaccia di separazione tra mezzi diversi. Una di queste è quella in
cui un fluido pesante è sospeso su di uno più leggero in presenza di un campo
gravitazionale diretto verso quest'ultimo. Una perturbazione sinusoidale
della superficie viene amplificata e quando entra in un regime altamente non
lineare, l'interfaccia assume la ben nota forma di un fungo rovesciato
(Figura 3). Questa è conosciuta come instabilità di Rayleigh-Taylor.
Figura 3 Questo
tipo di instabilità può essere avviata anche nell’ambito di uno stesso
fluido, mantenendo ad esempio un gradiente di temperatura riscaldandone la
parte inferiore. Quest’ultima diviene più “leggera” della parte di fluido
sovrastante: questo è una disposizione “top-heavy” potenzialmente instabile
poiché, nonostante la viscosità, il fluido mostra la tendenza a
ridistribuirsi quando il gradiente di temperatura supera un certo valore
critico. Il parametro adimensionale che determina per data geometria e tipo
di fluido se il gradiente di temperatura mantenuto è in grado di innescare o
meno l’instabilità di Rayleigh-Taylor è noto in letteratura come numero di
Rayleigh R. Nelle
figure successive è mostrato lo sviluppo dell’instabilità di Rayleigh-Taylor
innescata da tale gradiente di temperatura (Figura 4).
Figura 4 |
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