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· STRATO LIMITE E SEPARAZIONE DELLA
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INTRODUZIONE ·
ORDINI DI GRANDEZZA DELLE
QUANTITÁ FISICHE ·
EQUAZIONI DI MOTO DELLO
STRATO LIMITE · SEPARAZIONE
DELLO STRATO LIMITE ·
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INTRODUZIONE
Le equazioni di Navier Stokes costituiscono
il cardine della fluidodinamica: la loro soluzione consente di determinare
completamente la natura del flusso attorno ad un corpo. Il problema associato
alle equazioni di Navier Stokes è insito nella loro natura: essendo altamente
non lineari la soluzione classica, ossia integrazione non numerica (carta e
penna!), è di fatto impossibile tranne che per casi banali e di utilità
pratica pressochè nulla. Nel
1904 Ludwig Prandtl, fra i padri fondatori della moderna fluidodinamica,
arguì che la maggior parte delle interazioni fluido–struttura si estrinsecano
in uno strato, da lui nominato strato limite, il cui spessore è
piccolo rispetto alle dimensioni del corpo in esame. All’esterno di tale
strato limite la soluzione del campo di moto è ottenibile mediante le
equazioni dei flussi potenziali, di natura estremamente più semplice di
quelle di Navier Stokes. La soluzione delle equazioni dello strato limite è
decisamente più semplice a quelle di Navier Stokes. Per
iniziare la trattazione analitica, si definiscono asintotiche tutte quelle
grandezze misurate a grande distanza dal corpo in esame, in maniera tale che
i loro valori non siano influenzati dalla presenza del corpo stesso. Si
consideri un corpo avente superficie regolare, ossia privo di cuspidi
(soprattutto se normali alla velocità asintotica del flusso), e sia fissato
un riferimento Cartesiano. Siano v(u,v,w) il vettore velocità del
flusso, r
la densità del fluido. Si assume valido il postulato di Stokes, ossia la
condizione di aderenza del fluido nelle immediate vicinanze di un corpo. Ciò
significa ammettere che la velocità tangenziale al corpo si annulli a parete.
Quella normale è nulla per la impenetrabilità del corpo stesso. L’equazione
di continuità ha espressione:
essendo
D/Dt la derivata sostanziale. L’equazione di conservazione della quantità di moto
proiettata sui tre assi di un riferimento cartesiano ha forma:
essendo
(rg)i la componente della forza
gravitazionale lungo i tre assi. Si tenga presente che gli assi del riferimento
Cartesiano non sono necessariamente allineati col campo gravitazionale. ORDINI DI GRANDEZZA DELLE
QUANTITÁ FISICHE Per
giungere alla formulazione matematica dello strato limite, Prandtl eseguì uno
studio sugli ordini di grandezza delle quantità che compaiono nelle Eqq. (2)
rispetto allo spessore dell’ipotizzato strato limite. Per brevità sarà
considerato il caso bidimensionale. Si definisce d lo spessore dello strato limite. Sia L una
lunghezza caratteristica del corpo in esame. Viene definito d’ lo spessore adimensionalizzato dello
strato limite come:
Normalmente
d’ è dell’ordine di 10-2. Per avere
una idea dello spessore dello strato limite, si tenga presente che lo
spessore dello strato limite per un aereo come il BOEING 747 (lungo 70 metri)
è dell’ordine dei cm. Vengono altresì introdotte le seguenti quantità
adimensionalizzate:
Nelle
formule precedenti le grandezze asteriscate sono da intendersi asintotiche.
Sostituendo le relazioni (4) nelle (2), e trascurando i termini gravitazionali,
si ottiene:
Prandtl,
con notevole acume fisico, postulò che u’ e le sue derivate ennesime sia
temporali che rispetto ad x avessero al massimo ordine di grandezza pari a 1.
Ciò viene denotato con O(1), e si legge “ordine di uno”. Questo postulato
ammette implicitamente che le equazioni dello strato limite sono
applicabili nei limiti in cui u e le sue derivate sono O(1). Gli ordini
di grandezza, dal più piccolo al più grande, sono ordinati come segue:
Si
supponga adesso che le variazioni di densità abbiano effetti trascurabili.
Questo equivale ad affermare che la derivata sostanziale che compare nel lato
sinistro della (1) è trascurabile rispetto ai termini della divergenza. In
conseguenza di ciò l’equazione di continuità assume forma:
Dalla
Eq. (7) si ottiene:
di
conseguenza integrando fra 0 e d’, ossia lungo lo spessore
adimensionalizzato dello strato limite, si ottiene:
E’
da notare che differenziando rispetto ad x o al tempo l’ordine di grandezza si
mantiene costante, viceversa differenziando rispetto a y esso, considerate la
(6) e la (9), aumenta. Eseguendo i
calcoli relativi agli ordini di grandezza per le varie entità e le loro
derivate, si perviene alle seguenti relazioni:
Nella
validità dell’ipotesi fatta, ossia corpi di forme non troppo tozze, le
variazioni di velocità causate dal corpo saranno piccole, ossia è lecito
ritenere:
Considerata
l’entità delle derivate temporali e lungo x della velocità u’, e considerata
l’equazione di Eulero, ossia la (2) priva dei termini relativi all’attrito,
si ottiene:
In
questo modo si è ottenuta una valutazione dell’ordine di grandezza della
derivata della pressione. Nella Eq. (12) il termine ue rappresenta
la velocità sulla parte esterna dello strato limite Dall’analisi complessiva
sugli ordini di grandezza delle quantità che compaiono all’interno della (2)
si ottiene una valutazione sull’ordine di grandezza di dp’/dy’:
La (13) è una deduzione estremamente
importante tratta dalla teoria di Prandtl: La variazione di pressione lungo lo
strato limite è essenzialmente trascurabile. Una volta analizzata l’entità
degli ordini di grandezza dei termini coinvolti nelle precedenti equazioni è
possibile passare alla analisi dello strato limite. EQUAZIONI DI MOTO DELLO STRATO
LIMITE Si
considerino le equazioni Eq. (2) riferite al caso bidimensionale in cui si
siano trascurati i termini relativi alle forze gravitazionali:
Inserendo
nelle (14) le espressioni delle grandezze adimensionalizzate, sviluppando le
derivate sostanziali ed eseguendo lo studio degli ordini di grandezza si
perviene a:
Dalle
equazioni Eq. (15) ed Eq. (16) possono evincersi gli ordini di grandezza
globali dei vari termini. Per esempio il termine v’dv’/dx’ che compare nella
Eq. (15) è O(1) e così via. Il numero di Reynolds è O(1/d’2). La derivata della pressione
rispetto a y’ è O(d’).
Dalla relazione d’ordine stabilita in (6), considerate la (15), la (16) e la
definizione data di ordine di grandezza del numero di Reynolds si perviene
all’equazione dello strato limite:
SEPARAZIONE DELLO STRATO LIMITE
E’
stato dimostrato che nello strato limite il gradiente di pressione lungo
l’asse y è pressochè nullo. Diverso è il caso del gradiente di pressione
lungo l’asse x
Figura 1 Lo strato limite risulta essere molto
influenzato da tale gradiente. Imponendo la condizione di aderenza sulla
superficie del corpo, l’equazione di moto dello strato limite, essendo u=v=0
se y=0 (Figura 1), si riduce a:
Si consideri una lastra piana. Le
speculazioni fatte su di essa sono applicabili, con le opportune differenze
derivanti dalla geometria, a corpi di forme affusolate generiche. Nella Eq.
(18) possono verificarsi tre casi. · il termine al secondo membro è nullo · il termine al secondo membro è negativo · il termine al secondo membro è positivo Le condizioni al contorno da applicare alla
Eq. (18) sono le seguenti:
Le condizioni al contorno mettono in evidenza
il fatto che il punto y=0 e y=d
sono punti di flesso per la curva di distribuzione della velocità lungo y
all’interno dello strato limite (Figura 2).
Figura 2 Il primo caso si verifica, ovviamente,
sulla superficie, ma si verifica anche su di una superficie piatta allineata
col flusso. Si vedrà più avanti che può verificarsi anche in un punto
intermedio dello strato limite di una superficie non piana. Nel secondo caso si ha che se il gradiente
di pressione lungo x è negativo, allora sarà negativa la derivata seconda di
u. Ciò implica che la derivata prima di u sia decrescente con y:
E’ però vera la condizione al contorno
imposta dalle (19):
di conseguenza il profilo della
distribuzione di velocità nello strato limite parte e termina con la stessa
tangente. Nel terzo caso la pendenza puntuale della
tangente alla curva che descrive il profilo di velocità è crescente con y. Le
condizioni al contorno impongono, però, che sia nulla la derivata di u a y=0
e y=d , ragion per cui da qualche parte nello
strato limite ci deve essere un flesso.
Figura 3 L’esistenza di tale flesso denuncia
l’avvenuto distacco dello strato limite (Figura 3). In corrispondenza del distacco
si ha una inversione del flusso del fluido attorno al corpo con conseguente
generazione di turbolenza ed ispessimento dello strato limite stesso. E’
questo un fenomeno da tenere ben presente per vari motivi. Nel momento in cui si verifica il distacco
dello strato limite si ha formazione di turbolenza, e ciò provoca vibrazioni
(con associato rumore). Aumenta inoltre la resistenza indotta. La turbolenza,
inoltre, rende fluttuante la portanza che si sviluppa attorno ad un corpo.
Per un aereo potrebbe significare stallo incontrollabile. Il distacco dello
strato limite è un problema molto delicato nella progettazione degli aerei.
Per evitare che si verifichi durante le manovre di decollo e atterraggio si
ricorre a stratagemmi atti a ‘riportare’ lo strato limite in condizioni
normali, o almeno ad evitare l’inversione del flusso. Talvolta si accetta
l’esistenza di uno strato limite separato, specie su aerei militari, però il
calcolo in condizioni separate non è più effettuabile con le equazioni qua
presentate e bisogna necessariamente ricorrere alla CFD adottando solutori di
Navier Stokes in cui si sia implementato un modello di turbolenza adeguato
alla descrizione del fenomeno fisico in esame. In alcuni aerei, come il Mc Donnel Douglas
MD80 (il bireattore da trasporto passeggeri comunemente usato dall’Alitalia
nelle tratte nazionali), o il Lockheed C5 Galaxy, o il Lockheed F104
Starfighter (adottato dalla nostra Aeronautica Militare) si pongono i piani
di coda (gli stabilizzatori, cioè le piccole ali orizzontali normalmente
sulla coda degli aerei) in alto sul timone: in questo modo si riduce la
probabilità che in caso di ispessimento dello strato limite i piani di coda
-strumento fondamentale per il controllo del beccheggio, delle cabrate e
delle picchiate- possano finire nella zona di flusso turbolento causata da
tale fenomeno. Un’altra possibilità è quella di porre gli
stabilizzatori un po’ più in basso rispetto alla orizzontale passante per le
ali: l’ispessimento dello strato limite interessa, infatti, la parte
superiore dell’ala (estradosso) a meno di condizioni di volo rovesciato! Lo studio dello strato limite comprende
anche gli effetti della compressibilità del flusso, cosa qua omessa. Lo
studio degli strati limite tridimensionali è ben più complesso di quelli
bidimensionali, e mette in luce altri fenomeni assolutamente imprevedibili da
un punto di vista bidimensionale. |
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