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INTRODUZIONE
Uno
degli scopi dell’analisi fluidodinamica di un progetto è quello di
determinare le forze esercitate dal fluido sul sistema in esame. Dato che la
equazioni da risolvere sono estremamente complesse anche nei casi più banali,
si è avvertita fin da subito, in campo fluidodinamico, l’esigenza di disporre di metodi empirici
per poter aggirare l’ostacolo. TEORIA DELLA SIMILITUDINE
Necessità dei modelli in scala Un
primo espediente è quello di costruire prototipi a grandezza naturale ed
eseguire prove direttamente su di esso. La cosa è di per se costosa ancorché
fattibile per oggetti di dimensioni relativamente contenute come: automobili,
camion, motociclette. E’ viceversa irrealizzabile qualora si considerino
oggetti delle dimensioni di una nave (circa 200 m), di un aereo, di un treno,
di un grattacielo. Per ovviare a questi inconvenienti la via più immediata è
la realizzazione di un modello in scala ridotta. Si
considerino due modelli i cui assi di simmetria siano paralleli. Due modelli sono in rapporto di similitudine
geometrica se è possibile stabilire fra i loro punti una biunivocità tale che
comunque si scelgano due punti (P1,Q1) sul primo
modello e (P2,Q2) sul secondo, il rapporto fra le
grandezze è una costante, detta rapporto di similitudine geometrica, avente
espressione:
E’
possibile stabilire una relazione di tipo cinematico fra i due modelli.
Supponendo che fra due modelli sussista una relazione di tipo geometrico, se
T1 rappresenta il tempo in cui si osserva un fenomeno
relativamente al primo modello, e T2 è il tempo misurato per il
secondo modello, si definisce rapporto dei tempi la quantità:
Sia
V1 la velocità del primo modello. Essa è per definizione:
La
velocità V2 relativa al secondo modello sarà:
ovvero
sarà definito il seguente rapporto delle velocità:
Si
osserva dalla (5) che è anche
possibile determinare un rapporto delle accelerazioni che, considerata la
definizione di accelerazione, assumerà espressione:
Il
rapporto fra le masse M1 e M2 dei due modelli è
definito come:
Due
modelli si dicono in rapporto di similitudine dinamica se le lunghezze, le
masse ed i tempi sono legate fra loro da rapporti costanti rL, rM,
rT. Se due modelli sono in condizione di similitudine dinamica,
allora le forze da applicare stanno fra loro come:
con
ovvio significato dei simboli. Vengono definiti parametri di similitudine
delle grandezze adimensionali – e quindi numeri puri – la cui eguaglianza è
condizione necessaria e sufficiente per garantire la similitudine dinamica di
due modelli. Teorema P
Da
un punto di vista fluidodinamico si sono definiti alcuni parametri: si
consideri il problema generale della fluidodinamica, in cui noti fluido e
corpo di geometria assegnata si vogliono determinare le forze agenti sul
corpo stesso. Siano F la risultante di tali forze, r
la densità del fluido, v la velocità del campo di moto, l una lunghezza
caratteristica del corpo, m il coefficiente di
viscosità dinamica del fluido, a la velocità del suono nel fluido
considerato. E’ possibile porre il problema in termini generici come:
o,
analogamente:
Considerato
il sistema di unità di misura MKS (ma non solo…), la (10) equivale ad avere
sei variabili e tre grandezze fondamentali. Applicando il teorema P, la (10) porta ai seguenti prodotti:
RAPPORTI ADIMENSIONALI
Numero di Reynolds
Applicando
il processo di adimensionalizzazione alla (11), considerati i valori di
corrente indisturbata r∞ e v∞, rispettivamente per la densità e la
velocità, è possibile adimensionalizzare il coefficiente di viscosità
dinamica m di un fluido come:
Re
prende il nome di numero di Reynolds. Due modelli sono in condizioni di
analogia di Reynolds se hanno eguale numero di Reynolds. Numero di Mach
Considerata
la velocità del suono a∞ della corrente indisturbata, è
possibile adimensionalizzare la velocità del flusso come:
Nella
(13) il numero M prende il nome di numero di Mach. La adimensionalizzazione
delle forze porta a definire un coefficiente:
che
prende di volta in volta nome di coefficiente di portanza, di resistenza, di
pressione secondo la grandezza rappresentata da F. Il coefficiente di
portanza, ad esempio, è costante per una data geometria in maniera
indipendente dalle dimensioni. Un profilo NACA 0012 lungo un metro ha lo
stesso coefficiente di portanza di un NACA 0012 lungo 0.5 metri, di
conseguenza è possibile lo studio sistematico di classi di profili alari
simili che si comporteranno (quasi) allo stesso modo al variare delle
dimensioni geometriche. Numero di Froude
Per
un fluido in cui non siano trascurabili gli effetti gravitazionali (per
esempio: l’acqua), è possibile definire il numero di Froude che è la
adimensionalizzazione dell’accelerazione di gravità:
in
cui g è l’accelerazione di gravità. Vale la pena di ricordare che l’inglese William
Froude è stato il padre della teoria dei modelli nata (nel 1868)
dall’esigenza di determinare la resistenza all’avanzamento delle navi, ed a
lui sono attribuite anche le leggi di similitudine fluidodinamica. Tale
teoria fu sviluppata osservando che barche di dimensioni differenti producono
treni di onde simili. Numero di Prandl
In
gasdinamica è frequente l’impiego di altri numeri derivanti dall’equazione
dell’energia. Se cp rappresenta il calore specifico a pressione costante
di un gas, h il coefficiente di trasmissione, k il coefficiente di conducibilità
termica, è possibile introdurre il numero di Prandtl:
caratteristico
del fluido in esame (si osservino le grandezze che lo definiscono) Numero di Nusselt
Il
numero di Nusselt è definito come:
Insieme
al numero di Prandl, esso scaturisce dal processo di adimensionalizzazione
dell’equazione dello scambio termico nello strato limite. SPERIMENTAZIONE SUI MODELLI IN SCALA
I
metodi usati per le esperienze sui modelli sono due: gallerie del vento e
vasche navali. Le prime vengono impiegate per qualunque applicazione, anche
navale, le seconde sono di impiego squisitamente navale. In entrambi casi si
procede alla misura delle grandezze di interesse tramite opportuni sensori. Gallerie del vento
Le
gallerie del vento sono costituite da un tubo di Venturi, una camera di
recupero, una pompa, una camera ad alta pressione (non sempre presente). Il
modello da esaminare, di scala opportuna, viene introdotto all’interno della
sezione di prova, che è a sua volta situata nel Venturi. Nel caso di prove su
flussi supersonici è necessario porre il modello a valle della sezione
ristretta. Le dimensioni delle sezioni di prova vanno dai 30 cm per le
gallerie ad uso didattico alle decine di metri per grosse gallerie. Le
potenze dei motori che azionano le pompe arrivano fino a 6000 kW (galleria
del vento NASA). Esistono gallerie subsoniche, supersoniche, ipersoniche. Il
numero di Reynolds della galleria del vento si determina in base alle sue
dimensioni, oltre che alla velocità del flusso. Se la galleria è a sezione
quadrata di area S, allora il Re della galleria è dato da:
La
velocità massima del flusso determina il massimo Re con cui si possono
testare i modelli. E’ da osservare che cambiando il fluido cambiano la m, r,
ma anche la velocità del suono. E’ di conseguenza possibile testare un
modello per più numeri di Re all’interno di una stessa galleria del vento. E’
necessario introdurre dei coefficienti correttivi sui valori delle grandezze
misurate in galleria del vento onde tener conto delle inevitabili interazioni
fra il modello e le pareti della stessa. Nel caso di gallerie transoniche e
supersoniche è necessario tenere conto della presenza di onde d’urto che
interagiscono col flusso riflettendosi sulle pareti della camera di prova
stessa. E’ qui il caso di osservare che gli sforzi
viscosi non seguono le leggi di similitudine: la rugosità superficiale di un
modello di aereo, ad esempio, non può essere ridotta in scala. Essa ha circa
lo stesso valore sia nel modello che nell’aereo vero, per cui bisogna tenere
conto di questo fattore per risalire alle perdite per attrito del modello
reale. E’
opportuno ricordare che il fenomeno della turbolenza è anche funzione della
forma del modello e di Re. Può capitare il caso in cui un modello sviluppi
turbolenza e l’altro no, per cui i risultati sperimentali potrebbero essere
falsati. La costruzione delle gallerie del vento è
complessa, soprattutto nel caso di gallerie super- ed iper- soniche. E’ in
ogni caso necessario garantire la laminarità del flusso a monte del modello
da analizzare. Una
ulteriore fonte di problemi è rappresentata dalle vibrazioni: una vibrazione
di un millimetro su di un modello in scala 1/24 produce dei dati
assolutamente non veritieri quando rapportati sul modello in scala reale in
quanto le fluttuazioni indotte dei parametri aerodinamici sarebbero eccessive
nel caso reale. Un
problema addizionale è rappresentato dal modo in cui i modelli vengono
fissati all’interno della camera di prova. Occorre realizzare il sistema in
maniera tale che sia minima l’interferenza dovuta al gancio: ciò è
particolarmente sentito nelle gallerie supersoniche, in cui ci sono fenomeni
di urti e relative riflessioni. Nelle gallerie supersoniche è necessario
provvedere al raffreddamento del flusso soprattutto per alti numeri di Mach.
La Figura 1 riporta uno schema generico di galleria del vento.
Figura 1 Vasche navali
Le
vasche navali sono concettualmente simili ad una galleria del vento: si ha
una vasca, della lunghezza di decine di metri, in cui si fanno navigare
modelli in scala opportuna. I modelli sono costruiti in legno o paraffina, e
sono trainati da un carrello che scorre su binari paralleli all’asse mediano
della vasca. Si costruiscono anche vasche più piccole dotate di finestra, in
cui si praticano esperienze sulle eliche: in tal caso il circuito è
costituito da vasca, pompa, deflettori del flusso. Non
è possibile ottenere contemporaneamente la similitudine di Reynolds e di
Froude in una vasca. La similitudine di Re impone l’eguaglianza dei numeri:
mentre
l’analogia di Froude richiede che:
Froude
osservò che la resistenza all’avanzamento di una nave è somma di resistenza
d’onda (causata dal treno di onde che si muove con la nave, dette onde di
Kelvin) e dalla resistenza di attrito. A rigore bisognerebbe considerare
anche la turbolenza generata dal moto della nave stessa. Il numero di Re
esprime la resistenza di attrito, quello di Fr rispecchia la resistenza
d’onda. E’ relativamente facile, in base alle relazioni (19) e (20) ottenere
due modelli in analogia di Re o di Fr. Per realizzare le due condizioni
contemporaneamente sarebbe necessario un fluido il cui coefficiente di
viscosità cinematica sia 1/125 di quello dell’acqua, e purtroppo non esiste.
Per aggirare l’ostacolo si possono adottare opportuni coefficienti
correttivi, cambiare la temperatura dell’acqua in vasca (cosa non facile)
oppure determinare a priori quale condizione sia ininfluente ai fini del
progetto. Ad esempio: per mezzi relativamente lenti la resistenza d’onda può
essere trascurata (Fr basso). Nel
caso in cui si voglia procedere solo allo studio degli effetti viscosi, è
possibile impiegare la sola galleria del vento (subsonica) anche per le navi.
Dato che in tale situazione è il numero di Re che governa le dimensioni del
modello, allora si può anche usare l’aria per simulare l’azione dell’acqua
sullo scafo, tenuto conto delle differenze di viscosità. Un
problema caratteristico delle vasche navali è rappresentato dalla brevità
dell’intervallo temporale in cui si possono effettuare gli esperimenti: dal
momento in cui il carrello parte si ha una fase di accelerazione (non utile),
e quindi una fase utile di pochi secondi, dopodiché bisogna fermare il
carrello. Alla
luce di quanto esposto sommariamente in questo articolo, appare chiara la
necessità di possedere uno strumento che consenta di eliminare gli
inconvenienti in parte descritti. Tale strumento –ancora in fase di sviluppo-
è la Fluidodinamica Numerica. |
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