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Newtoniani ·
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Equazioni della Dinamica dei Continui Deformabili L’evoluzione
storica dello studio dei fenomeni fisici ha permesso, fra i tanti problemi
risolti, lo studio e la soluzione del problema dinamico e termico di un
qualsiasi corpo deformabile, ipotizzato continuo, che può essere affrontato
con un set di equazioni, corredate di opportune condizioni al contorno ed
iniziali, fornite dai principi fisici prima citati, unitamente ad un
opportuno modello termodinamico del corpo in esame. L’analisi
della dinamica dei continui deformabili tradizionalmente si basa su un
modello matematico di fluido rispondente alle seguenti caratteristiche: Fluido
continuo è
infatti necessario trascurare la natura discontinua della materia al fine di
poter applicare l’Analisi Matematica, cioè: deve essere possibile far tendere
a zero un volume di fluido senza che questo resti privo dello stesso. La
possibilità di trascurare la discontinuità della materia è regolata dal
numero di Knudsen:
dove
λ è il libero cammino medio delle molecole del fluido ed L è la
lunghezza caratteristica del problema in esame. Generalmente l’ipotesi di
continuo è accettata nel campo:
Tale
condizione è soddisfatta nella stragrande maggioranza delle applicazioni; un
esempio di regime di moto ad alti numeri di Knudsen è costituito dal rientro
in atmosfera delle navette spaziali. Fluido chimicamente
omogeneo ed inerte Fluido
privo di cariche elettriche lo
studio del moto di fluidi elettromagneticamente sensibili e l’interazione di
questi con campi elettromagnetici, infatti, costituisce l’oggetto dello
studio della Magnetofluidodinamica (MHD); Il
principio di conservazione della massa, la seconda legge di Newton ed il
primo principio della termodinamica per i continui deformabili assumono la
forma:
Dall’osservazione
delle (1), (2) e (3) si nota molto facilmente che non si è affatto raggiunta
la chiusura del sistema di EDP ed un passaggio molto delicato nel
raggiungimento dell’obiettivo appena citato è quella di stabilire il
comportamento reologico del fluido. La
classe di relazioni che determinano il comportamento reologico di un
conitinuo deformabile, come noto, sono dette equazioni costitutive le quali sono generate a partire dai tre
postulati di Noll: Principio di determinismo:
la tensione di un corpo è
determinata dalla storia del moto che il corpo ha avuto fino al tempo t, e
non è quindi influenzata dal moto futuro del corpo; Principio di effetto locale: il
moto del fluido al di fuori di un intorno abbastanza piccolo di una
particella materiale P, può essere ignorato nel determinare la tensione in
quel punto. Cioè il moto di una parte del corpo non ha effetto sulla tensione
i un’altra parte del corpo stesso; Principio di invarianza rispetto a variazioni del
sistema di riferimento: le equazioni costitutive devono risultare
invarianti per cambiamenti del sistema di riferimento e quindi
dell’osservatore; Si
può soddisfare il principio di determinismo assumendo che il tensore degli
sforzi dipenda solo dallo stato attuale del moto del fluido. Il principio di
effetto locale, invece, può essere soddisfatto se si assume che le componenti
del tensore in un punto dipendano solo dalla velocità locale e dal tensore
gradiente delle velocità nel medesimo punto, oltre che dai valori locali
delle variabili di stato termodinamiche (S.T.). I primi due postulati di Noll
portano a scrivere:
Come
noto il tensore gradiente delle velocità locali può essere scomposto nella
sua parte simmetrica di velocità di deformazione ed in una parte antisimmetrica
di velocità di rotazione di corpo rigido:
Il
terzo postulato di Noll impone che le componenti del tensore degli sforzi
possano dipendere solamente dal tensore delle velocità di deformazione, infatti,
se consideriamo un primo osservatore in un sistema di riferimento fisso con
il laboratorio ed un secondo osservatore in un sistema di riferimento che
trasla e ruota insieme al fluido per cui, rispetto a questo a questo sistema di riferimento, il
fluido ha u=0 e Wij=0 il secondo non è nelle
medesime condizioni. Dovendo, quindi, essere il comportamento del materiale
lo stesso per ambedue gli osservatori si deduce che:
Importanti
proprietà strutturali del tensore degli sforzi possono essere ricavate a
partire dell’equazione differenziale del momento della quantità di moto
intrinseco che verrà ricavata nel seguito, mentre importanti vincoli alle
relazioni di tipo (4) sono poste dalla termodinamica in particolare dal
postulato di produzione entropica il quale verrà anch’esso discusso nel
seguito. Equazione del Momento della Quantità di Moto Il
momento della quantità di moto per unità di massa I della particella
materiale P rispetto all’origine O
del sistema di riferimento inerziale adottato è così definito:
dove
il primo contributo è detto momento della quantità di moto estrinseco ed il
secondo momento della quantità di moto intrinseco. Il
bilancio logico del momento della quantità di moto è il seguente:
cioè
la variazione locale di momento della quantità di moto deve eguagliare il
flusso diffuso della medesima più la sua produzione. Il
flusso diffusivo del momento della quantità di moto è:
dove
tn(P,t) e cn(P,t) e sono rispettivamente
la forza per unità di superficie e la coppia per unità di superficie a cui si
può ridurre il sistema di sforzi superficiali agente sull’elemento di
superficie dS dovuto alla porzione di continuo posto dalla parte positiva
della normale uscente alla superficie elementare. Ci si riferisce a tn(P,t)
e cn(P,t) definendoli rispettivamente: vettore tensione e
vettore delle tensioni coppie. Tramite le classiche considerazioni basate sul
tetraedro di Cauchy si può mostrare che:
dove
La
(9) si può ridurre facilmente alla sua forma differenziale applicando agli
integrali di superficie il teorema di Gauss-Green e tenendo presente che un
integrale identicamente nullo esteso ad un dominio di integrazione regolare
può essere tale se e solo se il campo vettoriale/scalare integrando è
identicamente nullo, per cui:
A
partire dalla definizione di momento della quantità di moto estrinseco è
possibile ricavarne l’equazione differenziale di trasporto-diffusione,
infatti:
sostituendo
la (2) in (9) si ha:
che
è quanto si cercava. Sottraendo la (12) alla (10) si ottiene l’equazione
differenziale del momento della quantità di moto intrinseco:
dove
Tv è il vettore del tensore degli sforzi. L’identità
vettoriale
oltre
a permettere di passare tramite (10) da (12) ad (13) permette una
risistemazione della (12) stessa:
Produzione di Entropia nei Continui Deformabili L’ipotesi
di equilibrio evolutivo ci permette di scrivere:
Tendendo
presente che l’equazione di trasporto-diffusione dell’entropia in un continuo
deformabile assume la forma:
mentre
a partire dall’equazione di continuità e tenendo presente la relazione che
intercorre fra densità e volume specifico si può scrivere:
Sostituendo
in (15) le relazioni (3), (16) e (17) si ha:
l’ipotesi
dell’equilibrio evolutivo permette di mettere in relazione il flusso
diffusivo di entropia e di energia interna come segue:
sostituendo
la (19) in (18) e risistemando lievemente si ha:
Fluidi Newtoniani La
determinazione delle relazioni di tipo (4) per i vari materiali esistenti
costituisce un campo di ricerca molto complesso in questo paragrafo, però, ci
si pone l’obiettivo di arrivare ad una relazione di tipo (4) per una classe
di fluidi che è detta dei Fluidi Newtoniani la quale è fortemente
rappresentativa del comportamento di acqua ed aria. La (13) è madre di una
importante proprietà strutturale del tensore degli sforzi; infatti nelle
ipotesi di: -
assenza di momento della quantità di moto intrinseco; -
assenza delle tensioni coppia; si
ha:
per
cui dalla definizione di vettore del tensore degli sforzi:
deve
essere Tjk = Tkj ; cioè le due ipotesi sopra poste
implicano la simmetria del tensore degli sforzi:
I
fluidi che possiedono momento della quantità di moto intrinseco e che hanno
il tensore delle tensioni coppia identicamente non nulli sono detti fluidi
micropolari e per la soluzione del problema fluidodinamico di questi fluidi è
necessario affiancare alle tradizionali equazioni di continuità, quantità di
moto e dell’energia anche l’equazione del momento della quantità di moto; per
i fluidi non micropolari è ludico verificare che sia l’equazione del momento
della quantità di moto intrinseco che estrinseco sono identicamente
soddisfatte. La (21) altera la (20) nel seguente modo:
Scomponendo
il tensore degli sforzi ed il tensore gradiente delle velocità nella loro
parte sferica e deviatorica si ha:
applicando
la proprietà distributiva della somma algebrica rispetto al doppio prodotto
scalare:
cioè:
Il
significato della (22) è molto profondo infatti ne deduciamo che: -
l’atto di moto rigido non contribuisce alla produzione di entropia; -
la variazione di volume del fluido significa produzione di entropia se lo
sforzo normale medio è diverso dalla pressione termodinamica; -
la parte deviatorica del tensore degli sforzi è responsabile della velocità
di variazione di forma del fluido e contribuisce alla produzione entropica; -
il flusso diffusivo di energia interna contribuisce alla produzione
entropica; Il
tensore degli sforzi quindi può essere riscritto come segue:
dove
il primo addendo è la parte reversibile del tensore degli sforzi mentre il
secondo addendo è la parte dissipativa dello stesso. Dal
postulato di produzione dell’entropia per
la
(23) e la (24) rappresentano dei
vincoli termodinamici a cui la parte dissipativa del tensori degli sforzi
deve sempre sottostare. La (25), invece, rappresenta un vincolo termodinamico
alle relazioni costitutive per il flusso di energia interna. I
fluidi non micropolari che soddisfano le seguenti relazioni lineari causa
effetto si dicono fluidi Newtoniani:
sostituendo
(26) e (27) rispettivamente in (23) e (24) si ottiene:
per
effetto del postulato di produzione dell’entropia i coefficienti μ e
λ che sono detti rispettivamente primo e secondo coefficiente di
viscosità devono essere identicamente non nulli. Sostituendo la (26) e la
(27) nell’espressione del tensore degli sforzi si ha:
la
quale è in perfetto accordo con i postulati di Noll è con i vincoli posti
dalla Termodinamica e rappresenta l’equazione costitutiva dei fluidi
newtoniani. |
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