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EQUAZIONI DI NAVIER-STOKES ·
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INTRODUZIONE
Le equazioni di
Navier-Stokes le sono equazioni che descrivono il moto di un fluido reale.
Esse contemplano il contributo di tutte le forze agenti su di un elemento
infinitesimo di volume e sulla sua superficie. E' conveniente, per
descriverne la natura matematica, procedere alla 'costruzione' passo dopo
passo. Forze
Considerata una certa massa di fluido
contenuta in una regione di spazio, su di essa agiscono due tipi di forze: ·
forze di volume, ·
forze superficiali. Le forze di volume sono
grandezze di tipo estensivo provocate da cause esterne alla regione
considerata. Tali cause sono: ·
gravità, ·
azioni dovute a campi elettrici e/o magnetici, ·
forze non inerziali. Dato che tali forze sono
proporzionali al volume, sono espresse per unità di volume. Le forze di
superficie sono forze di natura intensiva e sono riconducibili ad una
interazione del fluido in esame con il resto del sistema fisico considerato
estrinsecata attraverso le superfici di contorno. Accelerazione Lagrangiana
Considerata una certa
proprietà P di un fluido, indicando con u il vettore velocità si
definisce accelerazione Lagrangiana o sostanziale la quantità:
EQUAZIONI DI
CONSERVAZIONE Conservazione
del Momento
La legge di conservazione
del momento afferma che la variazione di momento di una certa regione di
spazio avente volume V(t) è uguale alla risultante delle forze agenti su di
essa. Tale legge è, in effetti, la seconda legge della dinamica. Si ricorda
che, secondo la legge di Newton, in un sistema di riferimento inerziale
risulta:
ovvero:
Si consideri una
particella di fluido avente velocità u la cui posizione sia
individuata al generico istante di tempo t dal vettore posizione r.
Denotati con f la grandezza estensiva per unità di volume, con V(t) il volume
associato a tale massa di fluido e con S(t) la superficie che racchiude il
medesimo, la conservazione del momento è espressa mediante la relazione:
Nella precedente
equazione la quantità t rappresenta la tensione
agente sulla superficie del volumetto di fluido. In seguito sarà fornita una
definizione più precisa di tensione. Considerata una grandezza estensiva P
scalare, vettoriale o tensoriale, la sua variazione nel tempo è esprimibile
nella forma:
o
Sostituendo u a P
nella (6) e considerata la (4) si ottiene:
Conservazione
del Momento Angolare della Quantità di Moto
La legge di conservazione
del momento angolare della quantità di moto afferma che la variazione del
momento angolare della quantità di moto in un volume V eguaglia il momento totale ad esso
applicato. In un sistema di riferimento inerziale, il momento angolare della
quantità di moto di un vettore u, denotato con L, si esprime
come:
Analogamente a quanto
fatto prima per la quantità di moto, il momento angolare della quantità di
moto riferito ad un volume ha forma:
TENSORE
DEGLI SFORZI
Sia assegnato il continuo
in Figura 1. Si consideri un punto interno P di tale continuo. Si sezioni il
continuo mediante un piano P passante per tale punto. Se il continuo è in
condizioni di equilibrio, la risultante di tutte le forze applicate ad esso
deve essere nulla. In conseguenza di ciò, la risultante delle azioni
scambiate da una parte del continuo sull'altra deve essere uguale ed opposta.
Sia R tale risultante. Tale forza sarà applicata su di un'area S
corrispondente alla sezione del continuo definita dal piano P.
Figura 1 Considerata la normale a
P per P, in base al Cauchy esiste ed è univocamente determinato il limite:
Tale limite rappresenta
la tensione nel punto P secondo la giacitura orientata n. Da come è
definita la tensione varia puntualmente e secondo la direzione scelta.
Risulta particolarmente comodo rappresentare le tensioni mediante la
notazione tensoriale: essa, infatti, consente di svincolarsi dal riferimento
scelto. Definito il un tensore degli sforzi sij
, la tensione in un generico punto secondo la generica direzione n di
componenti (n1, n2, n3) è data da:
Considerati il teorema della divergenza, la
definizione data di tensione e l’arbitrarietà dei volumi di integrazione, la
(7) può essere tradotta nella forma:
In un riferimento (e1,
e2, e3) le componenti degli sforzi agenti
in un fluido sono nove e raggruppate in un tensore avente espressione:
Da un punto di vista
fluidodinamico, il tensore degli sforzi rappresenta la forza per unità di
area esercitata dalla parte di fluido verso cui è diretta la normale n.
Il tensore degli sforzi è simmetrico ed è dotato degli invarianti
caratteristici dei tensori lineari del secondo ordine. sij
può essere decomposto in somma di due tensori, corrispondenti uno alla
componente isotropa e l’altro a quella deviatorica della deformazione. Per
quanto concerne la componente isotropa, dato che s11=
s22=
s33
, essa individua anche lo stato di sforzo di tipo idrostatico dovuto ad una
pressione sii=-p applicata sul corpo.
Il segno negativo deriva dal fatto che la pressione ha verso discorde
rispetto a quello della normale uscente dalla superficie di contorno
dell’elemento di volume considerato. Il tensore delle pressioni ha
espressione ha espressione:
Nella precedente
relazione Pij rappresenta il tensore
delle pressioni, lo scalare p il valore della pressione in Pa mentre dij
è il simbolo di Kronecher. La componente deviatorica del tensore sij
ha espressione:
Il tensore sij
avrà, quindi, espressione:
mentre Pij
avrà forma:
Considerata la traccia
del tensore (17), viene definita pressione la quantità:
Alla luce di queste
definizioni è possibile riscrivere la (7) in termini tensoriali:
Si fa notare che, stante
la simmetria di Tij, risulta Tij=TijT.
L'operazione di trasposizione della matrice si è resa necessaria per il
prodotto scalare che compare nell'ultimo integrale della (4). Si osservi come
la divergenza trasformi un vettore in uno scalare ed un tensore in un
vettore. Prodotti
diadici
Considerati
due vettori u(u1, u2, u3) e v(v1,
v2, v3) si consideri la matrice:
Gli
elementi di tale matrice sono dei prodotti scalari delle componenti dei due
vettori. Tali prodotti prendono il nome di diade, e sono indicati in forma
generica come:
La
diade è quindi un tensore, e sarà utile in seguito per definire i tensori
impiegati nelle equazioni di Navier Stokes. Operatore
gradiente
Dato un riferimento generico, si definisce
gradiente l’operatore:
ove si è fatto uso della
convenzione di Einstein, o del falso monomio. Assegnata una funzione scalare
F, risulta:
Esso è, chiaramente, un
vettore. Considerato un vettore v:
il suo gradiente sarà la
quantità:
ossia, considerata la
(22):
La (24), in base alla definizione
di prodotto diadico, può essere
scritta nella forma:
La (25) mostra che il
gradiente di un campo vettoriale è un campo tensoriale, in misura analoga in
cui il gradiente di un campo scalare è un campo vettoriale. Una volta
definito questo, è possibile enunciare la fondamentale legge di Stokes. EQUAZIONI
DI NAVIER-STOKES
Dall'equazione (15) è
nota la forma del tensore degli sforzi. Esso è una conseguenza dell'attrito,
ossia della resistenza opposta da un elemento di fluido alla deformazione
provocata da una qualche causa esterna. Tale resistenza è causata da una
proprietà interna del fluido detta attrito interno. Considerato il tensore
del secondo ordine gradu, esso può essere decomposto in di un
tensore simmetrico ed uno antisimmetrico:
e
Il gradiente di velocità
può essere espresso come:
Ricordando la definizione
precedentemente data di gradiente di velocità, i tensori Dij e Wij
in un dato riferimento avranno espressione:
e
Considerati i quattro
postulati di Stokes: 1 - sij
funzione continua di Dij ed è indipendente dalle altre variabili
cinematiche 2 - il tensore sij
è simmetrico 3 - la forma sij
gode della proprietà di invarianza galileiana 4 - per fluidi non
viscosi sij = 0 e sij=
-pdij e considerato (se ne
omette la dimostrazione) inoltre che sij
è funzione lineare del solo tensore Dij, definito un tensore del
quarto ordine Bikjh che crea un legame fra sij
e Dij è possibile scrivere:
Introdotte le costanti di
Lamé m e l, è possibile dimostrare che sij
ha espressione tensoriale:
e di conseguenza il
tensore degli sforzi assume forma:
Si fa presente che le
costanti di Lamé sono degli invarianti scalari e sono funzione delle
variabili di stato. In base al postulato di Stokes, risulta:
Tali costanti sono
piuttosto scomode da determinare, per cui si definisce il coefficiente di
viscosità medio come segue:
Usando l'espressione di sij
ottenuta nella (12) con la (15) all'interno della (11) si ottiene l'equazione
di Navier-Stokes in forma tensoriale, che governa il moto dei fluidi:
Considerata la definizione
di derivata sostanziale, è possibile
porre la (36) anche nella forma:
La precedente equazione, essendo
espressione tensoriale, ha validità in un qualunque sistema di riferimento.
Si preferisce lasciarla in tale forma in quanto la (37) è suscettibile di
molte manipolazioni. La si può porre, ad esempio, in coordinate cilindriche
nel caso in cui si vogliano analizzare flussi assialsimmetrici. La si può
riscrivere in coordinate Cartesiane, oppure in coordinate curvilinee per
analizzare problemi di fluidodinamica nella maniera più generale possibile. Usualmente la (37) viene
scritta con l’equazione di continuità, di conseguenza in un riferimento
generico (curvilineo o ortogonale) si ottengono 3 equazioni proiettate lungo
gli assi più quella di continuità. E’ ad esse che ci si riferisce, di solito,
quando si parla di equazioni di Navier-Stokes. Nel caso in cui si abbia a che
fare con flussi comprimibili e/o multifase vanno necessariamente accoppiate
ad essa le equazioni della termodinamica e della cinetica chimica. Soluzione delle equazioni
di Navier-Stokes La risoluzione delle equazioni
di Navier-Stokes, a parte casi semplicissimi, non è effettuabile per via
diretta a causa della non linearità dei termini che compaiono in esse. Si è
sviluppata in proposito una branca della fluidodinamica detta fluidodinamica
numerica o anche CFD (acronimo inglese che sta per Computational Fluid
Dynamics) il cui scopo è quello di risolvere tali equazioni per via numerica.
I metodi comunemente impiegati allo scopo sono: ·
Metodo delle Differenze Finite (FDM) ·
Metodo dei Volumi Finiti (FVM) ·
Metodo degli Elementi Finiti (FEM) Il Metodo dei Volumi
Finiti rappresenta il metodo di calcolo usualmente adottato nella pratica,
anche se non mancano esempi di applicazioni in cui si sia fatto ricorso agli
elementi finiti. La CFD rappresenta un vastissimo argomento che esula lo
scopo del presente articolo. Le equazioni di Navier-Stokes in forma di
Reynolds (Reynolds Averaged Navier Stokes Equation, RANSE) costituiscono la
base dello studio della turbolenza, oggetto ancor oggi di ricerca da parte di
numerosissimi studiosi nel mondo. |
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