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INTRODUZIONE
Nell’ambito
della fluidodinamica classica lo studio dei flussi potenziali riveste una
importanza notevole in quanto –per ragioni di semplicità- furono i primi ad
essere studiati ed affrontati matematicamente. Si tenga presente che tutti
gli aerei progettati fino agli anni settanta circa sono stati studiati (da un
punto di vista aerodinamico) con tali metodi, in versione ‘carta e penna ’
prima, computerizzata poi. I flussi potenziali trattano sia i flussi
incomprimibili che quelli comprimibili. Per ragioni di semplicità e linearità
nello sviluppo della teoria, si ritiene opportuno partire dalla trattazione
dei flussi incomprimibili. Si rammenta che un fluido è incomprimibile quando
la sua densità è costante. Ciò è vero per i liquidi quasi sempre (non lo è
più nel caso di pressioni elevatissime, dell’ordine delle centinaia di
migliaia di N/m2 , ma tale situazione esula le normali
applicazioni), mentre per i gas la cosa può essere vera o no a seconda della
velocità del flusso in esame. Definita
con a la velocità di propagazione delle perturbazioni nel mezzo in esame, si
può dimostrare che essa ha espressione:
La precedente
quantità viene chiamata velocità del suono. Considerata la velocità c di un flusso, viene definito
il numero di Mach come:
Se
M<1 si ha il flusso è subsonico, se M>1 il flusso supersonico,
mentre per M=1 si ottiene il flusso transonico. Nel caso in cui il
flusso sia subsonico, quando M<0.3 il fluido può ritenersi incomprimibile.
Tale definizione è da prendersi con cautela
perché considerato, ad esempio, un corpo che si muova a M=0.2, la
geometria del corpo potrebbe essere tale da generare localmente flussi con
M>0.3, per cui in tali punti il flusso non sarebbe da considerarsi
incomprimibile. Stabilito questo è possibile passare
all’inquadramento matematico dei flussi potenziali incomprimibili. Circuitazione di un Vettore
Figura 1 Assegnato
un vettore v e data una linea chiusa l su cui sia definito un verso
positivo di percorrenza, è definita circuitazione del vettore v
la quantità:
(nelle
formule che seguono i vettori sono indicati con lettere con un trattino
superiore). Il segno negativo deriva dal fatto che la circolazione è supposta
positiva in senso orario, ma il verso positivo delle rotazioni è quello
antiorario per definizione. In un riferimento cartesiano, si considerino il
vettore v(u,v,w) e il vettore ds(dx,dy,dz). La circuitazione G
avrà espressione:
Divergenza
Data una grandezza vettoriale A(Ax,Ay,Az),
si definisce divergenza lo scalare:
Gradiente
Data una funzione scalare F, si definisce gradiente
il vettore:
Rotazionale
di un Vettore In un riferimento cartesiano, si definisce rotazionale del vettore v(u,v,w) la quantità:
La (7) equivale a:
Laplaciano
Si definisce Laplaciano della
funzione scalare F l’operatore scalare:
EQUAZIONI DELLA FLUIDODINAMICA Equazione di Continuità Sia r la densità del fluido, espressa in
kg/m3 . Si consideri un volume di fluido V delimitato dalla
superficie S, e sia definita la normale n alla superficie in ogni suo
punto.
Figura 2 Considerati
il vettore velocità v ed n, il rateo di variazione della massa
M di fluido contenuto nel volume V è definibile mediante la relazione
integrale:
Essa
esprime il bilancio fra flusso che attraversa la superficie e variazione
temporale di massa nel volume da essa contenuto. Applicando alla (10) il
teorema della divergenza, essa può essere riscritta nella forma:
Dato
che il volume adottato è generico, la funzione integranda è identicamente
nulla in qualunque punto dello spazio in esame. Allora è possibile scrivere:
La
(12) è nota come Equazione di Continuità. La ipotesi fatta a priori di
incomprimibilità del flusso porta all’annullamento della prima derivata, cioè
la (12) assume forma:
ossia:
La
relazione (14) equivale ad affermare che per fluidi incomprimibili il vettore
velocità v definisce un campo solenoidale. In un riferimento
Cartesiano la (14) assume espressione:
Teorema
di Stokes Il
teorema di Stokes fornisce un legame fra un integrale areale ed uno di linea.
Considerato il vettore velocità v, è possibile dimostrare che la
vorticità normale rispetto ad una superficie comunque orientata ha
espressione:
dove
l’indice n indica che la direzione è, per l’appunto, quella normale alla
superficie presa in considerazione (Figura 3), e rot indica il rotazionale
del vettore.
Figura 3 Il
teorema di Stokes (di cui si omette la dimostrazione) afferma che:
FLUSSI POTENZIALI INCOMPRIMIBILI
Dalla
relazione di Stokes è evidente che l’integrale di linea di v·ds su di
una linea chiusa è non nullo in un campo rotazionale. In un riferimento
Cartesiano, v·ds ha espressione:
Ora,
se il campo di moto è irrotazionale, per definizione si avrà:
In
conseguenza di ciò l’integrale a secondo membro nella (17) sarà identicamente
nullo. In particolare l’integrale risulta essere nullo per qualunque cammino
chiuso solo se la funzione integranda è un differenziale esatto. Ciò implica
che la funzione v·ds all’interno della (17) debba essere
differenziale esatto. Sia anche F(x,y,z) una funzione il cui differenziale è
esatto. Sviluppando il differenziale di F si ottiene:
Dalla
(18) e dalla (20), imponendo che F sia un differenziale esatto, si ottiene:
relazione valida se e soltanto se:
E’ da notare che la definizione data di
irrotazionalità dalla (19) è soddisfatta. Considerate, ad esempio, le
derivate di v e w si ottiene:
Dal teorema di Schwartz, risulta però:
ossia:
Questo equivale ad affermare che il
termine:
che compare nella definizione di
rotazionale data dalla (8) è nullo. Analogamente si procede per gli altri due
componenti, per cui la condizione di irrotazionalità del flusso è provata.
Ricordando la definizione precedentemente data di gradiente di uno scalare, è
possibile esprimere, per la (22), v come:
ovvero, in componenti:
La (27) afferma che il campo di velocità v
può essere ottenuto come gradiente di un campo scalare F. Per definizione v definisce allora
un campo vettoriale conservativo, mentre F è detto potenziale scalare. Dalla
definizione di Laplaciano (9) è possibile scrivere l’equazione di continuità
(14) nella forma:
La (29) è la forma
classica dell’equazione di Laplace, utilizzata per descrivere un’ampia
categoria di fenomeni fisici oltre al moto irrotazionale dei fluidi non
viscosi. Essa è una equazione differenziale alle derivate parziali di tipo
ellittico. In effetti la (29) non ammette forma chiusa se non si forniscono
adeguate condizioni al contorno (c.a.c.). Per i problemi in esame si possono
fornire due tipi di condizioni: 1 - condizioni di Newman, qualora si
assegni il valore del gradiente della funzione sul ‘bordo’, 2 - condizioni di Dirichlet, qualora si
assegni il valore della funzione sul ‘bordo’. 3 - condizioni di Robin, di tipo misto. E’ da notare che il bordo non
necessariamente coincide con il contorno fisico di un oggetto immerso del
fluido: può anche essere inteso come bordo della regione di spazio oggetto
dell’analisi. Normalmente i problemi sono di tipo misto:
si assegnano, cioè, i due tipi di condizioni al contorno. La (29) con le
opportune c.a.c. consente di ottenere una risoluzione approssimata del campo
di moto di un fluido, la cui approssimazione maggiore o minore è funzione
della trascurabilità degli effetti legati alla viscosità e della
comprimibilità. Le condizioni al contorno usualmente poste sono il valore
della velocità asintotica (a grande distanza dal corpo in esame) e la
condizione di tangenza del fluido sul corpo stesso. In realtà quest’ultima
condizione è una approssimazione perché la velocità tangenziale, nei flussi
‘reali’, si annulla sulla superficie del corpo. Tuttavia da un punto di vista
di calcolo è enormemente più semplice risolvere i moti potenziali che le
equazioni di Navier-Stokes o di Eulero. E’ da ricordare la proprietà più
interessante della (29): essa è una funzione armonica, e come tale gode del
principio di sovrapposizione degli effetti. In ragione di ciò è possibile
letteralmente ‘costruire’ funzioni le cui soluzioni descrivano geometrie
complesse. Classicamente si usano pozzi, sorgenti,
dipoli, doppiette, vortici lineari e non, ecc. Dalla sovrapposizione di
questi si possono generare, come anzidetto, geometrie relativamente complesse
e studiarne, quindi, gli aspetti fluidodinamici. Si danno di seguito brevi
cenni flussi potenziali più comuni. Flusso Uniforme Il flusso uniforme è rappresentabile come
un flusso la cui velocità è costante nel tempo. In due dimensioni, per fissare
le idee, lo si può immaginare come una distribuzione di velocità costante,
per direzione, verso e modulo, in un
piano (Figura 4).
Figura 4 Tale flusso, lungo l’asse x di un
riferimento cartesiano, ha potenziale:
dove x è l’ascissa, mentre V¥ è definita velocità asintotica,
ossia è la velocità del fluido indisturbato a grande distanza dal corpo in
esame. Ovviamente l’equazione (30) si ripete in maniera analoga lungo gli assi
y e z. Il potenziale di un flusso bidimensionale o tridimensionale sarà dato
dalla somma delle anzidette funzioni elementari. Sorgente La sorgente è un punto nel piano (o nello
spazio) da cui viene generato un flusso uscente di fluido (Figura 5). Se il
flusso fosse entrante, si parlerebbe di pozzo. Fra sorgente e pozzo, da un
punto di vista matematico, cambia solo il segno del flusso: positivo per la
sorgente, negativo per il pozzo.
Figura 5 Il campo delle velocità è radiale uscente (sorgente)
o entrante (pozzo) da un punto. Il potenziale ha espressione:
ove Q rappresenta la portata in kg/m2
o kg/m3 , in funzione della dimensionalità del flusso. La velocità
derivante dalla (31) ha espressione:
Vortice Le linee di corrente del vortice sono dei
cerchi centrati nell’origine. Il modulo della velocità è funzione della
distanza dal centro.
Figura 6 Poiché risulta che per le linee di corrente
u/v = -x/y,
definita con G
la circolazione del vortice si ha che:
mentre il potenziale ha espressione:
La circolazione è definita positiva se il
vortice è orario. Esistono altri tipi di flussi potenziali
qui non descritti. Per esempio l’accoppiamento pozzo – sorgente, che origina
il dipolo e la doppietta. Maggiori informazioni in merito possono essere trovati
sui testi di fluidodinamica classica. La sovrapposizione dei moti semplici
genera moti che approssimano il comportamento di oggetti reali. Ad esempio:
doppietta e moto uniforme creano i famosi Ovali di Rankine, che approssimano
geometrie per l’appunto ovali, cioè corpi assialsimmetrici. FLUSSI POTENZIALI COMPRIMIBILI Non appena il numero di Mach raggiunge il
valore di circa 0.3, la comprimibilità di un gas inizia ad non essere più
trascurabile. Ciò comporta la formazione di onde causate proprio dalle
variazioni di densità che si innescano una volta superato tale limite.
Supponendo che il flusso subisca perturbazioni trascurabili è possibile
sviluppare la teoria dei flussi comprimibili. Tale teoria fu sviluppata
durante la prima metà del Novecento da Prandtl e Glauert, e fu largamente
impiegata per lo sviluppo dei primi aerei trans- e super-sonici, quali , per
esempio, il celeberrimo Bell X-1 ‘Glamorous Glennis ’ con cui il 14 Ottobre
1947 Chuck Yeager superò la barriera del suono. Si consideri un corpo muoventesi a velocità
-V¥ in un fluido. Un osservatore solidale con
il corpo vedrà un flusso uniforme muoventesi a V¥ cui
verranno sommate le perturbazioni u’, v’, w’ causate dalla presenza del corpo
nella corrente. Viene definito punto di ristagno il
punto in cui la corrente impatta il corpo. In tale punto si ha l’arresto del
flusso (assenza di penetrazione della materia) e la conseguente conversione
di energia cinetica in pressione. Si suppone che le perturbazioni di velocità
siano piccole confrontate al valore della velocità asintotica tranne che nel
punto di ristagno. Fissato un riferimento Cartesiano
tridimensionale, sia la velocità asintotica parallela all’asse x. La velocità
su di un generico punto della superficie del corpo sarà definita dalle tre componenti:
Le equazioni di Eulero traducono in
fluidodinamica la legge di Newton:
ove il vettore v ha componenti u,v,w
e p è la pressione. Per semplicità si considera ora il caso bidimensionale.
Dall’equazione di continuità per i flussi stazionari si ha:
Le (36), sotto la ipotesi di flusso
stazionario, assumono forma:
Adottando la definizione data in (1) di
velocità del suono, si ha:
per cui le (36) , adeguatamente manipolate,
assumono espressione:
Espandendo l’equazione (37) si ottiene:
Moltiplicando per u la prima delle (40) e
per v la seconda, addizionando le equazioni così ottenute e sostituendovi la
(41) si ottiene:
Ricordando adesso la definizione di
irrotazionalità di un flusso data dalla (19) e quella di potenziale di
velocità, la (42) diventa:
Nella (43), se a tende all’infinito (fluido
incomprimibile) si ottiene l’equazione di Laplace per i flussi potenziali
incomprimibili non viscosi bidimensionali. Ovviamente la (43) può essere
estesa al caso tridimensionale. Tale equazione è la base per lo studio dei
flussi supersonici. Sostituendo nella (43) le relazioni (35) si ottiene:
La velocità asintotica è costante, per cui
le sue derivate sono nulle: in conseguenza di ciò F può essere visto come il potenziale
del flusso perturbato o come il potenziale totale. Definito con:
il rapporto fra calore specifico a
pressione costante e a volume costante di un gas, dalla termodinamica si ha
che:
Nella (46) si è posto M¥=V¥/a¥. Trascurando gli ordini superiori e
moltiplicando per 2 i termini che compaiono nella (44), considerata la (43)
si ottiene:
Nella (47) i pedici x, y, xy, xx, yy…rappresentano
le derivate parziali di una funzione rispetto alle medesime variabili. Per
corpi affusolati, o comunque snelli, il termine centrale della (47) può
essere convenientemente trascurato consentendo di ridurre l’equazione a:
La (48) è l’equazione dei flussi
transonici, ed è evidentemente non lineare. Quando il numero di Mach è
sufficientemente alto, il primo termine che compare all’interno delle parentesi
quadre nella (48) predomina sul secondo, pertanto la (48) si riduce all’equazione
dei flussi supersonici:
In tre dimensioni la (49) assume la forma:
La (50) è la famosa equazione di Prandtl-Glauert,
di cui la (49) rappresenta la forma bidimensionale. Ricapitolando, per un flusso bidimensionali
sono valide le seguenti equazioni: · Flussi subsonici (equazione 29):
· Flussi transonici (equazione 48):
· Flussi supersonici (equazione 49):
E’ da osservare la stretta somiglianza fra
l’equazione che regge i flussi subsonici con quella che regge i flussi supersonici.
La comodità offerta dai flussi potenziali è che risulta valido, nel caso dei
flussi supersonici e subsonici, il principio di sovrapposizione degli
effetti, per cui anche nel caso di flussi supersonici possono usarsi funzioni
potenziali elementari quali sorgenti, doppiette, vortici, ecc. per descrivere
superfici ‘complesse’. In ogni caso, con corpi a forma tozza e/o per alti
numeri di Mach l’equazione di Prandtl-Glauert non può essere impiegata e
bisogna necessariamente far ricorso alla (48). Le equazioni (29), (48), (49)
possono essere facilmente estese al caso tridimensionale. |
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