|
Aerospaziale Biomedica Geotecnica Idraulica Materiali Navale
Nucleare Sismica Strutturale Trasporti Vento |
||||||||||
|
Home Articoli
Ricerca
Rubriche
Collaborazione Business
Info
Contatti ·
·
Modellistica Meccanica e Simulazione dei Processi · Fluidodinamica Computazionale ·
· METODO VOF/PLIC PER FLUSSI BIFASE ·
·
IL METODO VOF PER FLUSSI BIFASE ·
RICOSTRUZIONE DELL’INTERFACCIA:
METODO VOF/PLIC ·
·
·
· ·
·
· ·
SOMMARIO
Nell’ambito delle applicazioni industriali avanzate ci sono diversi
casi nei quali è necessario ricostruire o tracciare numericamente
l’interfaccia di separazione tra fluidi non miscibili (flussi bi- o
multi-fase). Si può citare ad esempio l’applicazione di metodi numerici nei
seguenti ambiti industriali: dispositivi a getto fluido, bagni di saldatura,
fusione di metalli, incisione di dispositivi a semiconduttore e combustione. In questo articolo sarà descritto un algoritmo di tracciatura
dell’interfaccia conosciuto come Metodo VOF (Volume Of Fluid). In tale
metodo non è direttamente tracciata l’interfaccia ma il volume che ciascun
fluido occupa in ogni cella computazionale: a partire da una configurazione
iniziale tale grandezza è avanzata nel tempo mediante opportune tecniche,
successivamente la ricostruzione dell’interfaccia nella nuova posizione è
fatta utilizzando la distribuzione del volume al nuovo passo temporale. Per
questa ragione ci si riferisce talvolta al Metodo VOF come a un metodo di
tracciatura del volume. IL
METODO VOF PER FLUSSI BIFASE
Il
metodo VOF è basato sulla funzione caratteristica c, che assume valore 1 per la fase di
riferimento e 0 nell'altra complementare. Poiché i fluidi considerati sono
non miscibili e incomprimibili, la funzione caratteristica, che non cambia il
suo valore nell'inseguire la particella di fluido elementare, è quindi
trasportata passivamente dal flusso e soddisfa la seguente equazione:
dove
u è il campo di velocità condiviso
dai fluidi. La funzione colore, o frazione di volume, C è la versione
discreta di c
e rappresenta la frazione occupata dal fluido di riferimento di ogni cella
appartenente alla griglia. Celle non interessate dall'interfaccia avranno un
valore di C pari a 1 oppure 0 , mentre quelle tagliate dall'interfaccia
esibiranno valori di C compresi tra 0 e 1 (in Figura 1 è mostrato il campo
scalare C).
Figura 1 Ad
ogni passo temporale della simulazione la posizione dell'interfaccia non è
nota: la sua geometria deve essere dedotta dalla conoscenza del campo scalare
C. Assumendo che C soddisfi l'equazione (1), è necessario integrare nel tempo
tale equazione per conoscere i flussi della funzione colore attraverso i
contorni delle celle. Da questo si evince come la procedura di ricostruzione
sia da eseguire in due passi. Il processo di ricostruzione non è unico,
infatti data una certa distribuzione del campo scalare C la geometria assunta
dall'interfaccia dipende dall'algoritmo di ricostruzione implementato.
Secondo questo tipo di implementazione euleriana, il Metodo VOF è quindi di
natura puramente geometrica. La
funzione colore C permette, mediante la formulazione ad un fluido, la
simulazione di flussi bifase (anche non isotermi) risolvendo il sistema di
equazioni differenziali alle derivate parziali descritto in Termofluidodinamica Bifase, Ing. V. Marra (Ingegneria
Strutturale, Fluidodinamica Strutturale, Termofluidodinamica. RICOSTRUZIONE
DELL’INTERFACCIA: METODO VOF/PLIC
Il
dominio computazionale considerato è bidimensionale e costituito da celle
quadrate. Il metodo descritto per la ricostruzione è il VOF/PLIC (Piecewise
Linear Interface Calculation) il quale approssima l'interfaccia mediante un
segmento di retta definito (Figura 2), nel sistema di riferimento locale
della generica cella, dall'equazione seguente:
Figura 2 La
determinazione delle costanti mx, my e a dell'equazione (2) è effettuata adottando
una procedura a due passi: · calcolo della normale all'interfaccia m=(mx, my); · determinazione della costante a in modo che la frazione di area della cella
tagliata da tale linea e occupata dalla fase di riferimento sia uguale a C; Al
fine di rendere più chiaro il significato delle costanti mx, my
e a, riscriviamo l'equazione (2) nel seguente
modo:
Analizzando
l'equazione (3), la porzione di interfaccia ricostruita nella generica cella
può quindi essere identificata come quella avente distanza a dal punto di origine del sistema di
riferimento locale, situato nell'angolo in basso a sinistra della cella di
riferimento, e coefficiente angolare m¢. La
determinazione di a,
data la frazione di volume assegnata e la direzione normale nella cella
computazionale considerata, è quindi un problema avente soluzione unica
solubile mediante il soddisfacimento della condizione di conservazione della
massa. Poiché sia mx che my sono positive, la frazione
di volume C è una funzione monotonamente crescente e non lineare di a. Al
contrario, la determinazione del vettore normale m non è unica. Nel metodo VOF/PLIC la ricostruzione della normale
è determinata come gradiente della frazione di volume m=ÑC.
Il metodo qui descritto per il suo calcolo è una versione modificata di
quello di Parker-Youngs detto CIAM (Calcul d’Interface Affine par Morceaux).
Consideriamo un blocco di celle quadrate 3´3 dove Dx=Dy=h (Figura 3).
Figura 3 La
normale m è valutata nei quattro
angoli della cella centrale (i,j) mediante una formula alle differenze
finite. Ad esempio per la componente mx valutata nell'angolo in
alto a destra si ha:
Analogamente
si procede per la componente my e per le altre valutate nei
rimanenti tre angoli. Il vettore richiesto, centrato nella cella, si ottiene
mediando i quattro valori trovati nei quattro angoli della cella:
Se
la risoluzione spaziale adottata è adeguata alla geometria dell'interfaccia
da ricostruire, cioè se non siamo in presenza di fenomeni di frammentazione o
coalescenza caratterizzati da raggi di curvatura molto più grandi del passo
della griglia, la funzione colore C esibisce un andamento monotóno lungo la
direzione della normale all'interfaccia. Tale caratteristica è un presupposto
per la corretta interpretazione da parte dell'algoritmo dell'orientamento
della normale all'interfaccia. Nelle situazioni nelle quali il raggio di
curvatura dell'interfaccia non è comparabile con il passo della griglia,
l'algoritmo CIAM (asintoticamente del primo ordine) prende in considerazione
per il calcolo della normale m
anche le celle il cui valore della frazione volumetrica non consente la
verifica della caratteristica di monotonicità della funzione colore C: in
tale contesto tali valori aggiungono informazioni sull'orientamento
dell'interfaccia relativa a un fenomeno fortemente locale e quindi non
modellizzabile mediante un approccio di tipo mediato (o globale). Da quanto esposto si evince come tali
metodi siano suscettibili di miglioramenti e ulteriore approfondimento da
parte dei ricercatori attualmente impegnati sul fronte della fluidodinamica
computazionale bifase. Tali sforzi hanno prodotto nuovi metodi e tecniche la
cui descrizione esula dallo scopo introduttivo di questo articolo. |
||||||||||
|
ingegneriameccanica.net -
Tutti i Diritti Riservati |