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INTRODUZIONE ·
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DISCRETIZZAZIONE DEL PROBLEMA ED
EQUAZIONE DI POISSON ·
TRATTAMENTO DEL TERMINE CONVETTIVO · TEST:
SHEAR LAYER E INSTABILITà DI
KELVIN-HELMHOLTZ ·
ANALISI DELLE PERFORMANCE DEI METODI
PRESENTATI
· ·
INTRODUZIONE
La tecnica numerica usata per risolvere il
sistema di equazioni di Navier-Stokes per un flusso non stazionario e
incomprimibile è basata sul metodo di proiezione sviluppato da Chorin.
L'equazione di conservazione della quantità di moto viene risolta avanzandola
temporalmente con i soli termini convettivo, diffusivo ed eventuali forzanti
esterni per ottenere un campo di velocità “provvisorio”. Successivamente questo campo viene proiettato
sullo spazio dei campi vettoriali solenoidali risolvendo un'equazione di
Poisson per la pressione. EQUAZIONI
DI NAVIER-STOKES
Il moto dei fluidi Newtoniani,
incomprimibili e isotermi è governato dal sistema di equazioni differenziali
alle derivate parziali di Navier-Stokes, che rappresentano le equazioni
fondamentali di continuità e di conservazione della quantità di moto:
dove t è il tempo, r
la densità, u=(u, v)
il vettore velocità del fluido, p
la pressione idrostatica, m la viscosità cinematica e fe rappresenta il vettore delle (eventuali) forze volumetriche
esterne (e.g. la forza gravitazionale modellata come fe=g). Si noti che in questa
formulazione r e m sono ritenute costanti e
che le incognite sono costituite dai campi di velocità (vettoriale) e di
pressione (scalare). Il metodo di soluzione del sistema di
equazioni (1) e (2) proposto e descritto nel seguito è basato su un metodo di proiezione esplicito. METODO
DI PROIEZIONE DI CHORIN
La tecnica utilizzata per risolvere il sistema di
equazioni di Navier-Stokes (1) e (2) è derivata dal metodo di proiezione di
Chorin che è basato sul seguente teorema di decomposizione (di cui sarà
omessa la dimostrazione). Teorema di decomposizione
Sia D
una regione del piano con contorno continuo ¶D. Un qualsiasi campo vettoriale u
definito su D può essere unicamente
decomposto nella forma:
dove u è un campo vettoriale
solenoidale con u×n=0 sul contorno ¶D e p
è una funzione scalare (Figura 1).
Il
teorema precedente permette di definire un operatore P, detto di proiezione ortogonale, che
applicato a u* lo mappa sulla sua componente solenoidale u.
L’operatore P risulta essere lineare e con le seguenti proprietà:
Il
metodo di proiezione consiste
nell’applicare all’equazione (2), in assenza di forzanti esterni, l’operatore
P:
Se
u
è solenoidale e ha componente normale nulla sul contorno, per continuità
temporale lo stesso vale per ¶u/¶t e quindi P[¶u/¶t]=¶u/¶t. Quindi si
ottiene:
Sebbene
nÑ2u sia solenoidale, non necessariamente la
sua componente normale è nulla sul contorno e quindi non vale P[nÑ2u]=nÑ2u. La forma (5) dell’equazione di conservazione
della quantità di moto elimina la pressione ed esprime ¶u/¶t solo in termini
della u. La pressione può essere quindi vista come la “parte gradiente” del termine -(u×Ñ)u+nÑ2u. La formulazione (5) oltre
che d’interesse teorico lo è anche pratico per la definizione dell’algoritmo
numerico che sarà presentato nel seguito. CODIZIONI AL CONTORNO
Le
precedenti equazioni devono essere corredate da opportune condizioni al contorno.
L’equazione di Eulero (che si ottiene dalla (2) in assenza di forzanti
esterni e viscosità nulla) valida per i fluidi ideali
è
del primo ordine nello spazio e richiede una sola condizione al contorno. Su eventuali
pareti solide e ferme si impone u×n=0 (free
slip): il fluido non può penetrare la parete ma è libero di scorrervi
tangenzialmente. Per le equazioni di Navier-Stokes il termine aggiuntivo nÑ2u aumenta l’ordine delle derivate spaziali da
uno a due. Sia per ragioni sperimentali che matematiche questa situazione è
accompagnata dall’incremento del numero di condizioni al contorno. Su una
parete solida e ferma dobbiamo annullare anche la componente tangenziale
della velocità e quindi u=0 (no-slip). Si fa
notare che per i fluidi reali (m
¹ 0) il termine
viscoso è responsabile della conversione continua di energia meccanica in
energia interna (calore). DISCRETIZZAZIONE
DEL PROBLEMA ED EQUAZIONE DI POISSON
L’equazione di conservazione della quantità
di moto (2) è risolta utilizzando il metodo delle differenze finite (FDM – Finite Difference Method) su un grigliato di tipo MAC (staggered MArker and Cell) con uno
schema di discretizzazione temporale di tipo split esplicito. L’incomprimibilità del flusso fluido –
i.e. il soddisfacimento della condizione di solenoidalità del campo di
velocità (1) – è assicurata da un’equazione di Poisson per la pressione
risolta utilizzando una tecnica multigriglia
(MGM – Multi-Grid Method). La pressione e le componenti della velocità
sono discretizzate su una griglia cartesiana uniforme (Dx=Dy=h), la distribuzione delle variabili sulle
celle è come detto di tipo MAC con
le componenti della velocità definite sui bordi delle celle (Figura 2). I
volumi di controllo Wu e Wv delle componenti della
velocità sono mostrati in Figura 3 e sono utilizzati per la risoluzione del
sistema di equazioni (1) e (2).
La tecnica di risoluzione può essere
schematizzata nei tre passi seguenti: 1) Si costruisce una soluzione “provvisoria” u* dell’equazione (2) al tempo tn+1=tn+Dt (dove Dt è il passo
temporale scelto) utilizzando il campo di velocità noto all’istante tn:
L’operatore differenziale Ñh
è discretizzato mediante differenze finite centrate mentre la
discretizzazione del termine convettivo -Ñh×Õh è descritta in dettaglio nel seguito.
L’equazione (7) è avanzata temporalmente usando una tecnica di tipo split esplicita: il campo di
velocità è prima aggiornato con il tensore viscoso mÑhun e successivamente con il termine
convettivo. 2) Risolviamo per p l’equazione di Poisson:
La soluzione di questa equazione è ardua
poiché il campo di velocità può esibire delle discontinuità. Tecniche di
risoluzione del tipo multigriglia
si sono rivelate particolarmente adatte alla soluzione di questo tipo di
problema. 3) Proiettiamo il campo “provvisorio” u* sul campo un+1 solenoidale:
dove p
è soluzione della precedente equazione di Poisson (8) e garantisce che:
TRATTAMENTO
DEL TERMINE CONVETTIVO
Il temine convettivo:
è discretizzabile utilizzando diverse tecniche,
ognuna delle quali tesa a catturare diverse peculiarità fisico-matematiche
del campo di velocità, per un fluido ideale o meno, soluzione di una
determinata configurazione iniziale e al contorno. Metodo
delle differenze finite centrate
La componente del termine convettivo in
direzione x è discretizzata secondo
il seguente schema (Figura 4):
Analogamente si procede per la componente
in direzione y.
Metodo upwind
del primo ordine Per
la componente del termine convettivo in direzione x si deriva il seguente schema di discretizzazione:
dove:
Analogamente
per la componente in direzione y.
L’idea alla base del metodo
upwind è la modifica della direzione del trasferimento di
informazione a seconda del segno della velocità d’onda locale u(v) in direzione x(y). Metodo di Godunov
Le
tecniche di discretizzazione del termine convettivo fin qui proposte si
rivelano adeguate alla soluzione di problemi con flussi continui. Tuttavia
nella simulazione di flussi
discontinui, comuni in applicazioni ingegneristiche di tipo avanzato,
è necessario utilizzare opportuni strumenti matematici. Nella
trattazione di tale tipo di flussi, affinché la soluzione debole del problema
sia unica, si deve introdurre la “condizione entropica”, cosí che al tendere a zero della
viscosità la soluzione “viscosa”
delle equazioni del moto (equazioni di Navier-Stokes) tenda alla soluzione
non viscosa (equazione di Eulero) per le stesse condizioni iniziali. Nei
flussi comprimibili e viscosi caratterizzati da un elevato numero di Reynolds
possono esistere delle regioni limitate con forti gradienti delle variabili
fisiche. Se il fluido è ideale (i.e. non viscoso) in queste regioni ci
saranno delle onde di shock, vale a dire delle vere e proprie discontinuità
fisico-matematiche in movimento.
Quando la viscosità è piccola ma non nulla, la regione caratterizzata da
gradienti elevati può in generale essere piú piccola del passo di griglia e
quindi la soluzione numerica viscosa si comporta come una soluzione non
viscosa. Di conseguenza, lo schema numerico che si intende utilizzare per
risolvere le equazioni del moto per piccoli valori della viscosità deve
essere capace di produrre soluzioni contenenti discontinuità. Per questa
ragione, i metodi generalmente usati sono una diretta estensione dei metodi
previsti per la soluzione dell'equazione non viscosa. Nella
ricerca della soluzione delle equazioni di Navier-Stokes secondo condizioni
iniziali e al contorno che possono portare alla formazione di flussi
caratterizzati da elevati gradienti, la discretizzazione del campo di
velocità u porta alla situazione
discussa sopra (anche per flussi con m
>> 1) con la conseguente
trattazione da parte dello schema numerico adottato di valori delle variabili
non continui sul contorno dei volumi di controllo adiacenti. Il
metodo di Godunov,
specializzato alla discretizzazione del termine convettivo non lineare
dell'equazione di conservazione della quantità di moto, è una tecnica ai
volumi finiti sviluppata nell'ambito dei fluidi comprimibili che si è
mostrata particolarmente utile nel calcolo di flussi ideali estremamente
complicati e con elevati gradienti. L’idea
che ne sta’ alla base è l’uso di soluzioni localizzate di problemi fisici
monodimensionali per stimare il comportamento di flussi multidimensionali.
Questa tecnica fornisce un trattamento robusto del termine convettivo non
lineare anche a numeri di Reynolds elevati, può essere del secondo ordine
spazialmente per flussi continui ed è stabile per condizioni iniziali
discontinue (anche nel limite di viscosità nulla). Come nel metodo upwind, anche il metodo di Godunov modifica la
direzione del trasferimento di informazione a seconda del segno della
velocità d’onda locale, ma in più dissipa gli shock di rarefazione (risultato
dei sopra discussi fenomeni) aggiungendo un termine viscoso artificiale. Anche
se la trattazione del metodo di
Godunov esula dallo scopo di questo articolo poiché richiederebbe
una discussione approfondita delle proprietà delle leggi di conservazione per
i sistemi iperbolici, se ne è dato cenno al fine fornire una visione completa
delle difficoltà incontrate e delle sfide che deve affrontare la
fluidodinamica computazionale (CFD – Computational Fluid Dynamics). Nel
seguito verranno presentati i risultati di una simulazione numerica
effettuata utilizzando nell’ordine: il metodo alle differenze finite
centrate, il metodo upwind e quello di Godunov del secondo ordine (schema di
tipo “predictor/corrector”). TEST: SHEAR LAYER E INSTABILITà
DI KELVIN-HELMHOLTZ In questo test si risolve l’equazione di
Eulero con il campo di velocità iniziale così definito:
Questo profilo corrisponde a una struttura
costituita da due getti in controcorrente che si ripetono in direzione y con velocità lungo x, dove il parametro r controlla l'estensione della zona di
transizione tra i due getti. La componente del moto lungo y è una piccola perturbazione
sinusoidale di ampiezza d che innesca l'instabilità di Kelvin-Helmholtz. Il dominio d'integrazione è
il quadrato unitario con condizioni contorno periodiche sia in orizzontale
che verticale. In Figura 5 sono riportate le isolinee del capo di vorticità
per shear layer su grigliato 512x512
al tempo t=0.4 s.
La zona di transizione (shear layer)
tra i due getti evolve in una struttura periodica di grandi vortici che
manifestano nel tempo delle strutture sempre più fini che si avvolgono a
spirale (Figura 6). La simmetria delle condizioni iniziali da’ luogo a una
soluzione che deve mantenere una simmetria rilevabile dalla soluzione
numerica e che costituisce un buon test per la qualità dell'algoritmo
numerico assunto per il termine convettivo. La figura 6 riporta le isolinee
del capo di vorticità per shear layer su grigliato 512x512 al tempo t=1.8 s.
Nelle
figure riportate di seguito sono mostrate, attraverso le isolinee del campo
di vorticità (a) e il campo vettoriale di velocità (b) all’istante t=0.99 s, i risultati ottenuti su
di un grigliato con 2562
punti con il Metodo delle Differenze Finite Centrate (Figure 7), con il
Metodo upwind del primo
ordine (Figure 8) e con il Metodo di Godunov (Figure 9).
Figura 7a Figura
7b
Figura 8a
Figura 8b
Figura 9a
Figura 9b ANALISI DELLE PERFORMANCE
DEI METODI PRESENTATI Come
noto, il metodo alle differenze finite centrate non è adatto alla
discretizzazione dell'equazione di Eulero essendo leggermente instabile
poiché deficitario di un termine viscoso, per l’appunto, stabilizzante.
Questo fatto è chiaramente rilevabile dalle figure che mostrano delle
oscillazioni selvagge del campo di vorticità e un campo di velocità senza un
preciso significato fisico in gran parte del dominio (Figure 7). Si evince dall'analisi delle Figure 8 delle
Figure 9 che nelle zone del dominio nelle quali il campo di velocità tende a
zero il metodo upwind non riesce a diffondere correttamente i non realistici
shock di rarefazione dovuti alle discontinuità nel campo di velocità. Questo
fatto da luogo alla creazione di vortici spuri che non permettono una
corretta rappresentazione della dinamica. Come anticipato, il metodo di
Godunov a fronte di un costo computazionale solo leggermente più elevato, ma
di uno sforzo teorico ben più rilevante, permetta una descrizione delle
dinamica dell’evoluzione del campo di velocità maggiormente dettagliato e con
un significato fisico maggiormente aderente alla realtà. |
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