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Modellistica Meccanica e Simulazione dei Processi · Fluidodinamica Computazionale ·
· METODO DEI VOLUMI FINITI NELLA FLUIDODINAMICA
COMPUTAZIONALE ·
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INTRODUZIONE ·
DISCRETIZZAZIONE A VOLUMI FINITI ·
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INTRODUZIONE
Le
equazioni differenziali alle derivate parziali (PDE) descriventi i fenomeni
fluidodinamici sono usualmente risolte con tecniche numeriche a causa della
loro non linearità che rende di fatto impossibile l’integrazione analitica. L’approccio
seguito col metodo delle differenze finite è essenzialmente quello di
sviluppare tramite procedimenti opportuni una forma discretizzata delle
derivate, o meglio, degli operatori differenziali che intervengono
all’interno di una equazione. La discretizzazione dell’equazione avviene per
mera sostituzione dell’operatore differenziale col suo equivalente discreto. Tale
procedimento meccanico non è applicabile a domini aventi forme irregolari. Al
tempo in cui furono sviluppate tali tecniche risolutive non esistevano i
computer, per cui non esisteva neanche il problema di dover rappresentare
geometrie complesse mediante griglie di calcolo (grid o mesh), dovendo
i calcoli essere effettuati a mano e per scopi puramente accademici. Con
l’avvento dei computer e con le spingenti esigenze di modellare flussi
complessi fu subito chiaro che i metodi a differenze finite, benché meccanici
–e quindi praticamente ‘semplici’ da implementare- non erano idonei per
geometrie complicate e/o grid di tipo non cartesiano. Un grid di tipo
cartesiano è rappresentato in Figura 1.
Figura 1 La
necessità di risolvere geometrie varie imponeva l’impiego di mesh non
cartesiane, per esempio vedasi ancora la Figura 1. Per affrontare la
soluzione numerica delle PDE tramite operatori a differenze finite si rese
indispensabile effettuare un cambiamento di coordinate (e di spazi): dallo
spazio fisico si ‘saltava’ in quello computazionale, si eseguiva il calcolo a
differenze finite su griglie cartesiane, si tornava indietro nello spazio
fisico.
Figura 2 La
Figura 2 rappresenta concettualmente questa serie di operazioni. Ad ogni
cambiamento di spazio era associata una trasformazione con relativo Jacobiano
J. La complicazione numerica, l’allungamento dei tempi di calcolo, le fonti
di errore numerico derivanti e la lunghezza dei codici portò alla
formulazione del Metodo dei Volumi Finiti, ovvero FVM (Finite
Volume Method) Il
metodo ai volumi finiti adotta un approccio di tipo integrale nella
formulazione discreta di una equazione differenziale. Il vantaggio principale
del metodo ai volumi finiti è insito nella sua natura integrale: la capacità
di impiegare volumi di forma arbitraria per la suddivisione del dominio
fisico. Questa proprietà fondamentale consente di evitare i ‘salti’ dallo
spazio fisico a quello computazionale e viceversa, con tutti i relativi
svantaggi. La formulazione a volumi finiti consente di sfruttare un ulteriore
proprietà di cui si dirà fra breve. Forma
Conservativa di una PDE
Dal
punto di vista della fluidodinamica numerica è conveniente porre una PDE –se
possibile- in forma di divergenza, detta anche forma conservativa. Una
PDE si dice in posta in forma conservativa se coefficienti delle sue derivate
sono costanti o, se variabili, non compaiono esplicitamente nell’equazione. Se
tutte le derivate spaziali che compaiono all’interno di una PDE sono
racchiudibili in un operatore divergenza, allora la PDE si dice posta in
forma conservativa forte. Per esempio: la forma conservativa dell’equazione
di continuità è:
in
cui r è la densità, t il tempo, x,y,z le coordinate spaziali. La sua forma non
conservativa è:
Nella
fluidodinamica numerica si ha a che fare con equazioni discretizzate. E’
molto importante riuscire a trasferire la forma conservativa di una PDE anche
nella sua rappresentazione discreta: gli schemi per i quali si riesce ad
ottenere tale caratteristica riescono a ‘forzare’ la conservazione delle
quantità fisiche sia nelle vicinanze di un punto della mesh, sia in regioni
aventi volumi maggiori. Tale capacità si rivela critica in alcuni schemi, ed
è ottenibile eseguendo la discretizzazione delle derivate a partire da una
PDE posta in forma di divergenza. DISCRETIZZAZIONE
A VOLUMI FINITI
La
discretizzazione a volumi finiti delle PDE, coinvolgendo la forma integrale
delle equazioni differenziali, soddisfa automaticamente le leggi di
conservazione della massa, dell’energia, della quantità di moto. Considerata
la seguente PDE di cui si vuole sviluppare una discretizzazione a volumi
finiti:
dove
U, E ed F sono i vettori rappresentativi del flusso, (in seguito si spiegherà
meglio cosa essi siano), si consideri il volume finito (avente profondità unitaria,
ma non è condizione stringente) rappresentato in Figura 3.
Figura 3 Integrando
la (3) in tale volume si ottiene:
Assumendo
la profondità unitaria il volume di integrazione diventa dxdy. Applicando il
teorema di Green la (4) diventa:
ove
S(1234) è la superficie del volumetto di integrazione, n la normale ed
H, se i e j sono i versori degli assi, è dato da:
Poiché
n ha espressione vettoriale:
allora:
Sostituendo
la (8) nella (5) si perviene a:
Considerata
ancora la fig. (3), se Ui,j è il valore di U mediato al centro
della cella a due passi temporali successivi, Ei-1,j, Ei+1,j,
Ei,j-1, Ei,j+1 i valori dei flussi di E (o di qualunque
altra variabile di cui si voglia ottenere la rappresentazione discreta) alle
facce della cella, la espressione (9) può essere approssimata, per esempio,
nella maniera seguente (schema a celle centrate):
La
(10) è solo una delle possibili formulazioni a volumi finiti che si possono
ricavare per discretizzare una PDE. Ovviamente il discorso può essere esteso
al caso tridimensionale. Nel metodo dei volumi finiti si possono adottare gli
stessi schemi sviluppati per le differenze finite, ricordando che si fa
riferimento a flussi e volumi anziché a differenze numeriche fra punti nello
spazio. Vettori
di Flusso
Riguardo
i vettori di flusso si era in precedenza annunciato un maggiore chiarimento.
Si considerino le equazioni di Navier-Stokes. E’ possibile trascrivere tali
equazioni in molte forme: da un punto di vista numerico torna particolarmente
comoda la forma vettoriale. In tale forma le equazioni vengono espresse come
somma di derivate di vettori, detti vettori di flusso, le cui componenti sono
proprio i termini che compaiono all’interno delle equazioni stesse. Per
esempio: prima di intraprendere lo studio numerico delle equazioni di
Navier-Stokes è conveniente trascriverle in forma vettoriale come:
Nella
(11) i vettori U,E,F,G, detti vettori di flusso,
rappresentano rispettivamente le quantità:
Nelle
(12) p è la pressione, mentre le t rappresentano le componenti opportune del
tensore degli sforzi viscosi. Le derivate delle quantità che compaiono nei
vettori rappresentano: la prima riga la conservazione della portata massica,
la seconda, la terza e la quarta la conservazione della quantità di moto, la
quinta la conservazione dell’energia. Per quanto concerne qx, qy
e qz esse sono le componenti, proiettate sui tre assi, del
trasferimento di calore, la cui espressione vettoriale è data da:
essendo k il coefficiente di conduttività
termica del fluido e T la temperatura. Il termine ET rappresenta
l’energia associata al fluido. Non si entra nel dettaglio del significato dei
termini poiché ciò esula dallo scopo del presente articolo e si assume che il
lettore abbia una certa dimestichezza con le equazioni di Navier-Stokes. |
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